Google Analytics: ecco le API per i Content Experiments

Il rilascio da parte di Google delle nuove API per i Content Experiments trasforma Google Analytics in una vera e propria piattaforma per effettuare test A/B sui layout e sui contenuti delle pagine Web. Le API potranno essere integrate in appositi plugin per i più famosi CMS

Nuove API per gli sviluppatori e questa volta il servizio interessato dal rilascio è il Google Content Experiments. E la portata di questo rilascio non è da poco, in quanto permetterà agli sviluppatori di effettuare in modo semplice test sulle proprie pagine Web, per affrontare ottimizzazioni programmate dei contenuti e dei layout.

Google Content Experiments API

Le nuove API sono integrate in Google Analytics, così sarà possibile sfruttare tutta la potenza di questo strumento per verificare i risultati dei test effettuati e le prove saranno di tipo A/B, come già accadeva per i Content Experiments. Il servizio di testing A/B non è nuovo e i Content Experiments sono già utilizzati da molti sviluppatori per comprendere in silico l’efficienza di un’idea che su carta sembra vincente.

L’obiettivo dei test A/B è quello di mettere a diretto confronto due pagine alla volta, sottoponendole a traffico, per verificare quale delle due pagine risponde meglio in termini di raggiungibilità del target per cui la pagina è stata creata. I test A/B che Google mette a disposizione tramite i suoi Content Experiments devono essere effettuati  ponendo a confronto due pagine che abbiano una sola differenza fra loro. Ad esempio, se si è indecisi sul layout di una pagina di cui sono già stati scelti i contenuti, sarà possibile confrontare le pagine con due layout differenti, sottoporle a traffico e verificare poi con gli stumenti messi a disposizione da Analytics quale delle due ha avuto il maggior successo.

Il rilascio delle API è solo il primo passo che porta allo sviluppo di moduli e appositi plugin per i più famosi CMS, per consentire a tutti di sfruttare i test A/B in modo programmatico sulle pagine generate dal Content Management System in uso.

Oltre a questo vantaggio, la disponibilità delle API ha dei risvolti di non poco conto.

Prima di tutto, con le API si evita di usare lo snippet di codice che richiede il motore Javascript. Le API infatti informano direttamente la piattaforma che sul medesimo URL è disponibile una versione A e una versione B della pagina.

Poi, con l’avvento delle API viene data l’opportunità di effettuare test server-side. Per quanto questa funzionalità sia insolita, Google è convinta che potrebbe tornare molto utile per gli sviluppatori poter confrontare query o algoritmi differenti per verificare quale dei due restituisce il risultato migliore. Ad esempio, si potrebbe pensare di realizzare due differenti query alla base di un modulo che indica i post consigliati agli utenti. A seconda del numero di clic che riceve uno o l’altro set di post, lo sviluppatore capisce immediatamente quale delle due query è il caso di implementare come definitiva.

Infine, le API permetteranno di gestire delle logiche personalizzate negli split (magari abbandonando il sistema multiarmed per tornare al più classico 50+50) e consentiranno di effettuare test e misurazioni di tipo A/B non solo su siti Web, ma anche su oggetti di natura diversa.

Il rilascio di queste API avviene in un periodo di grande attenzione da parte degli sviluppatori nei confronti dei test A/B, intorno ai quali si stanno sviluppando business interessanti, come dimostrano Optimizely, specializzata nei test A/B per i siti Web aziendali, e il colosso Amazon, che di recente ha lanciato servizi di test per app mobile.