Google e Verizon: l’accordo c’è, ma per promuovere la Net Neutrality per legge

Un accordo tra Verizon e Google c'era, ma come abbiamo avuto modo di leggere ieri, non era diretto contro la Net Neutrality ma a favore di quest'ultima. Un accordo che la compagnia ha reso noto sul proprio blog ufficiale con un lungo articolo che spiega le ragioni e le modalita con cui hanno operato le due compagnie, rispettivamente il piu grande motore di ricerca al mondo, e una delle piu grandi compagnie di telecomunicazioni americane.

Un accordo tra Verizon e Google c’era, ma come abbiamo avuto modo di leggere ieri, non era diretto contro la Net Neutrality ma a favore di quest’ultima. Un accordo che la compagnia ha reso noto sul proprio blog ufficiale con un lungo articolo che spiega le ragioni e le modalità con cui hanno operato le due compagnie, rispettivamente il più grande motore di ricerca al mondo, e una delle più grandi compagnie di telecomunicazioni americane. 

Una premessa d’obbligo che può aiutare ad inquadrare il mercato americano e il relativo problema della net neutrality: da Europei usufruiamo di un mercato delle telecomunicazioni con molte compagnie concorrenti, un vantaggio che riesce a offrire al mercato una più vasta scelta di offerte e un maggiore equilibrio. Nel mercato americano invece non esiste una concorrenza estesa nel mercato delle telecomunicazioni, e milioni di contratti sono nelle mani di pochi operatori del settore, che in questo modo hanno un maggiore potere e un maggiore controllo sul mercato. La net neutrality è uno dei problemi maggiormente sentiti anche per via di questa condizione di partenza che caratterizza il mercato americano. 

Le sette regole per gli operatori delineate da Google e Verizon

Google e Verizon hanno lavorato per circa 10 mesi su questo documento e sulla proposta da inviare alla FCC per regolamentare il mercato degli ISP e garantire che nessuno di essi possa agire in violazione dei principi della Net Neutrality. Si tratta di una proposta e tale rimane, dato che la sua approvazione e la decisione in questo campo rimane nelle mani di FCC. 

Per la prima volta viene introdotto, secondo la proposta, il divieto di prioritizzare o privilegiare il traffico sulle proprie reti, sia che esso determinato a favorire il migliore utilizzo di alcune applicazioni e “rotte”, sia che esso sia un servizio a pagamento richiesto da una compagnia all’operatore.

Verizon e Google chiedono inoltre di poter monitorare anche le applicazioni e i servizi che vengono lanciati dai singoli ISP e che utilizzano di base l’accesso a Internet, ma con scopi diversi: può essere un sistema per l’educazione online oppure un sistema per la gestione dei dati sanitari. Qui giunge la nota dolente del rapporto tra Verizon e Google, le due società auspicano infatti che si possa di fatto imporre un trattamento diverso per i servizi che vengono erogati come Plus dagli operatori della banda larga, introducendo così uno scenario in cui si potrebbe avere Internet a due velocità. E l’aspetto che sta ricevendo maggiori critiche e sui cui torneremo nei prossimi articoli 

Wireless: Google e Verizon riconoscono che si tratta di un mercato diverso rispetto a quello delle connessioni cablate, più competitivo. Per questo chiede che non tutti queste regole vengano applicate alle connessioni wireless, se non quelle utili per la chiarezza del servizio e la non infrazione delle regole base. 

Infine tutto questo dovrebbe essere controllato e ridiscusso ogni anno dal Congresso, in modo tale che la situazione possa continuamente essere monitorata e eventualmente corretti alcuni comportamenti scorretti o norme che non si adattano esattamente al mercato e alle necessità degli utenti. 

Investire nella rete 

Le regole proposte da Verizon e Google non rivoluzionano l’approccio americano al problema della Net Neutrality ma forniscono tuttavia una indicazione sull’importanza dell’investimento sulla rete, un compito che Google chiede di portare avanti al governo, per la copertura con banda larga delle aree che ad oggi non sono ancora raggiunte. Google, dal canto suo, ha già avviato progetti che mirano a creare centri connessi in fibra ottica, ma si tratta ovviamente di esperimenti su piccole porzioni di territorio. 

Quello proposto da Google e Verizon è un “policy framework” da cui partire per la definizione di ulteriori regolamenti per il mercato, che si adattino ovviamente anche a quanto “appuntato” da FCC. Probabile che Google voglia espandere questo approccio anche nel resto del mondo, soprattutto in Europa dove sicuramente incontrerebbe tuttavia maggiori difficoltà nell’operare e nel proporre regolamentazioni all’Unione Europea.