Gtld ecommerce, Radix si aggiudica l’ambito “.store”

Niente da fare per Google ed AWS che vedono soffiarsi il gtld ".store". L'estensione a dominio riuscirà a spodestare ".com" e ".net" in ambito ecommerce?

Una delle nuove estensioni a dominio (gtld) più interessanti per chi opera nel settore dell’ecommerce è sicuramente “.store” e non sorprende che top player come Google ed Amazon abbiano cercato, in ogni modo, di acquisirne i diritti d’utilizzo a proprio beneficio.

Quel che invece si aspettavano in pochi è la vittoria dell’asta gltd da parte di Radix,  compagnia con sede a Dubai che opera sul mercato indiano, a discapito delle due grandi aziende di Seattle e Mountain View. Secondo quanto dichiarato da Sandeep Ramchandani (Business Head presso Radix) “Dal punto di vista delle estensioni a dominio, “.store” [apre inediti scenari] nel mercato dell’ecommerce”.

Gtld ecommercePer sfruttare al massimo il gtld “.store”, Radix pianifica di coinvolgere nella propria strategia di business anche alcuni hosting provider come BlueHost, Hostgator e Bigrock. Sarà abbastanza?

Bisogna infatti ricordare che i gtld, a dispetto di quanto auspicato dall’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), non godono ancora di un elevato grado di popolorità ed “appeal” commerciale e necessitano di mirate campagne di sensibilizzazione per attirare potenziali acquirenti.

Nonostante il netto vantaggio di cui godono ancora le popolari ed “anziane” estensioni a dominio “.com” e “.net” ,  Sandeep Ramchandani si è dimostrato particolarmente ottimista sulle possibilità di sviluppo del mercato:“[la crescita dei gtld procede a rilento ma l’India va tenuta d’occhio perchè nei prossimi cinque anni potrebbe superare i valori di crescita delle controparti occidentali]. […]  Le estensioni .com e .net sono ormai disponibile da diversi anni ma ora [,con l’assottigliarsi delle opzioni a disposizione degli utenti, c’è un particolare bisogno di nuove estensioni][..]. Grazie ad una serie di nuove estensioni [l’azienda ha lanciato recentemente gtld “.website”, “.press”, “.space” e “.host” ndr] ci aspettiamo che le future generazioni rivolgano meno attenzione alle vecchie estensioni”.