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La guerra del cloud, dai prezzi alle funzionalità

Fino a due anni fa, la battaglia nell’industria del cloud computing IaaS avveniva sul campo dei prezzi, con Amazon AWS che annunciava in pompa magna i vari tagli ai listini e i concorrenti come Google e Microsoft che stavano dietro con il fiato corto. Il mancato proclama di Amazon all’ultima conferenza Re:Invent segna un discrimine fra le strategie di promozione delle piattaforme cloud, che passano dalla concorrenza sui prezzi alla concorrenza sulle funzionalità.

Fino a due anni fa, la battaglia nell’industria del cloud computing IaaS avveniva sul campo dei prezzi, con Amazon AWS che annunciava in pompa magna i vari tagli ai listini e i concorrenti come Google e Microsoft che stavano dietro con il fiato corto. Ancora ci si stupisce di come Amazon sia riuscita a tagliare i prezzi oltre 40 volte in un solo biennio e lo stupore aumenta se si pensa che l’ultimo AWS Re:Invent si è concluso senza un annuncio di taglio prezzi. Il mancato proclama segna un discrimine fra le strategie di promozione delle piattaforme cloud, che passano dalla concorrenza sui prezzi alla concorrenza sulle funzionalità.La guerra del cloud, dai prezzi alle funzionalità

Un cambio di rotta che, secondo alcuni come Rishi Vaish, presidente di RightScale, doveva avvenire forzatamente, in quanto agli albori del cloud c’erano ampi margini di guadagno, venuti meno a seguito dell’applicazione delle diverse iniziative di sconto.

Così, la lotta per la conquista delle nuvole si sposta inesorabilmente verso nuovi fronti, come si può evincere dal comportamento di alcuni fra i più importanti provider cloud: Amazon, Microsoft e Google.

Nonostante tutte e tre abbiano un importante catalogo di servizi e tipologie diverse di cloud server, nessuno di essi sembra dormire sugli allori e propongono a spron battuto continue novità, presentandole in modo propagandistico per cercare di convincere gli utenti di essere i provider migliori.

Cloud in guerra fra servizi e nuove tipologie di istanze

Microsoft inizia quindi il 2015 con l’annuncio delle istanze G-Series, presentandole come i più performanti cloud server disponibili nel panorama delle offerte cloud. Le G-Series offrono fino 32 CPU basate su processore Intel Xeon E5, fino a 448 GB di memoria e 6.59 TB di spazio disco su storage SSD. Le istanze G-Series sono pensate per gestire i grandi carichi transazionali, come le operazioni sui database.

A una settimana di distanza è la volta di Amazon, che svela la famiglia di cloud server C4, basate su un un numero di CPU fino a 36, basate su un processore customizzato derivante dall’Intel Xeon E5 e chiamato Haswell, con clock variabile dai 2.9 GHz ai 3.5 GHz. Le istanze C4 hanno fino a 60 GB di RAM e sono ottimizzate per le operazioni di computing. Accanto ai cloud server, Amazon inizia il 2015 con tutta una serie di nuove funzionalità e una nuova region, per dimostrare i muscoli non solo in ambito infrastrutturale, ma anche sul piano della piattaforma di gestione.

Google, da parte sua, appare in stand-by per quanto riguarda le istanze cloud, ma non rinuncia a far parlare di sé con l’avvio di nuovi servizi come il Cloud Trace e il Cloud Monitoring, pensati per aiutare gli sviluppatori a risolvere i problemi di programmazione delle applicazioni in progettazione e per monitorare l’uso delle risorse cloud.

Seguono poi altri competitor, come VMware che presenta la nuova piattaforma vCloud Air, mentre Verizon punta sulla continuità del servizio, annunciando l’introduzione degli aggiornamenti incrementali che non richiederanno più interventi in downtime.

Insomma, appare chiaro che siano cambiate le armi, ma il livello della guerra per la conquista del cloud computing non accenna certo a diminuire il suo tenore.

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