Il cloud computing pubblico italiano che punta all’Europa, Cloudup.it

Nel momento in cui le aziende e i piccoli uffici cercano di tagliare le spese, l'IT e quella voce che ogni imprenditore guarda con diffidenza. Sa che serve, che e un vantaggio competitivo, ma al contempo non sa mai come gestirla: consulenti, aziende di IT, vendors. Non credete che gestire il timone della PMI sia facile quando si parla di IT e il CEO non e un computer engineering graduate; poi capita che si senta parlare di cloud computing, perche iCloud e dappertutto e idem Google, e allora ci si domanda quanto possa cambiare la propria azienda.

Nel momento in cui le aziende e i piccoli uffici cercano di tagliare le spese, l’IT è quella voce che ogni imprenditore guarda con diffidenza. Sa che serve, che è un vantaggio competitivo, ma al contempo non sa mai come gestirla: consulenti, aziende di IT, vendors. Non credete che gestire il timone della PMI sia facile quando si parla di IT e il CEO non è un computer engineering graduate; poi capita che si senta parlare di cloud computing, perchè iCloud è dappertutto e idem Google, e allora ci si domanda quanto possa cambiare la propria azienda.

In realtà tanto, il cloud computing sta cambiando le aziende e il modo di fare IT: chi vi dice il contrario non ha presente nè i numeri nè la realtà europea e mondiale. Un numero su tutti per l’Italia: il 25,3 % delle aziende italiane ha già servizi di cloud computing attivi. (Fonte IDC)

HostingTalk continua il suo viaggio nelle aziende italiane che stanno consentendo al nostro paese di migrare al cloud computing. Non parliamo di scenari fantascientifici: oggi vi sono fondazioni come il Politecnico di Milano, aziende del calibro di Ducati e PMI delle zone di Milano, Roma, Firenze e decine di altri centri che hanno spostato le loro email nella cloud, poi vi hanno portato i loro server e hanno realizzato mini data center per interfacciare cloud privato e pubblico. 

Ivan BottaIvan Botta Enter Srl - Cloud Computing CloudUp.it, Direttore di Enter Srl, è nel settore dal 1996. Enter è un ISP milanese, non sono solo service providers, entrano nel mondo del cloud computing con il brand CloudUp.it e tecnicamente non hanno nulla da invidiare ad altri; il loro cloud computing pubblico è basato sul modello di Amazon, a consumo, ma hanno ambizioni da grande ISP, non a caso stanno realizzando una rete ad anello che copre l’Europa, con data center distribuiti che faranno scegliere ai loro clienti dove andare a installare il nuovo cloud server. 

Personalmente credo che CloudUp sia un ottimo esempio di ISP italiano che sa innovare e sta realizzando una infrastruttura di cloud computing pubblico di alto livello. Basata su OpenStack e personalizzata ad hoc, con una roadmap precisa di sviluppo. Al di là dei facili elogi, noi di HostingTalk.it consigliamo di provarla con la trial gratuita di 7 giorni, anche solo per iniziare a capire come funziona il cloud computing: troppi articoli e troppe parole in questi mesi, per le aziende è ora di metterci le mani e vedere da sole i vantaggi. 

Come la penso io? Il cloud computing pubblico è un gioco di economie di scala, bravura, e visione nel lungo termine se si fa anche software. In Italia la PMI si aspetta però di essere seguita, è un problema di cultura e un modo assodato di fare business che noi “adoriamo”. Cloudup lavora anche in questa direzione e mi rende curioso per il futuro della piattaforma. 

La parola a Ivan. 

  • Ciao Ivan e benvenuto, in due righe, chi sei e di cosa ti occupi in Enter?

Sono ormai un quarantaduenne che da sempre si occupa di Internet Service Provider, questo lavoro l’ho iniziato quando in Italia non esisteva e con Internet e le sue infrastrutture ci sono cresciuto. In Enter mi occupo di tutto, i miei collaboratori dicono che ficco il naso dappertutto e continuamente, da sempre sono il Direttore Generale anche se da un po’ siedo in CDA e la proprietà mi ha nominato Amministratore Delegato.

  • Enter Srl, siete una realtà attiva da tempo: qualche numero e qualche dato per conoscervi.

Enter è stata fondata nel 1996 e da 16 anni portiamo Internet alle aziende. Nel 2011 il valore di produzione è stato di 14 milioni di euro circa con 80 persone ed un’età media di 33 anni. Abbiamo un Datacenter collegato con un ring europeo a 10 Gbps che collega Francoforte Londra Amsterdam e Parigi, quindi le reti che alimentano Internet ed i data center più importanti d’Europa. 

  • Siete nati prima ancora dell’epoca dot-com e ora vi trovate a parlare di cloudcomputing. E’ un bel salto, cosa c’è stato in mezzo?

Noi siamo nati prima delle dot-com e siamo usciti indenni da quel periodo in cui nessuno in realtà pensava alle aziende, nessuno pensava al conto economico.

Poi c’è stata la liberalizzazione delle TLC che dal monopolio di Telecom e degli incubement sta portando all’oligopolio di pochi soggetti.

I margini sulle TLC si sono progressivamente assottigliati; la ragione di ciò è nota a chiunque sia passato vicino ad un manuale di economia: gli oligopolisti si scannano sul prezzo finche’ non fanno cartello. 

Questo ci ha imposto di guardare a nuovi mercati e finalmente siamo qui a parlare cloudcomputing, ossia di un modo nuovo di fruire le risorse in modo condiviso.

Il cloudcomputing, come Internet, non nasce dalla tecnologia. E’ tecnologia applicata ai nuovi bisogni dell’uomo di consumare le risorse in modo diverso. Ecco perché un pò mi sembra di tornare agli inizi di Internet. Il cloude’ una manifestazione socio-economica che cambiera’ tanti equilibri.

Come si passa al Cloud Computing

  • Cosa significa fare cloud per chi fino a ieri ha fornito connettività, servizi di hosting e consulenza? 

Per chi fa il nostro lavoro questa non è tanto una novità. Siamo abituati da sempre a condividere le nostre infrastrutture. Il cloud computing-pur semplificando molto-è solo un nuovo modo di venderle/utilizzarle. Certamente…abbiamo dovuto fare importanti investimenti.

  • Riguardo invece ai vostri clienti: mi fa un esempio dove il cloud sta cambiando realmente l’approccio all’IT?

Per ora, nella nostra esperienza, le aziende stanno essenzialmente virtualizzando i servers su cui girano le loro applicazioni. 

Dall’altro lato, il mercato consumer sta aprendo grossi varchi –soprattutto culturali- verso l’utilizzo di applicazioni cloud.

Al di là della prevedibile convergenza di queste due tendenze, penso che il passaggio al cloud computing sia un processo appena iniziato e che, per quanto riguarda le aziende, passa dalla rete.

  • Avete scelto una piattaforma di cloudcomputing “personalizzabile”, quali erano i punti in gioco?

Uno solo: la garanzia di poter pensare liberamente.

Noi non abbiamo fatto una scelta che parte da valutazioni esclusivamente tecnologiche: non abbiamo nessuna convenienza ad affidarci ad una soluzione di Cloud “brandizzata” da qualche venditore di Hardware che deve convertirsi.

Il Cloud Computing e’ un modo diverso di consumare le risorse, la tecnologia e le piattaforme vengono di conseguenza. Per questo abbiamo scelto di utilizzare soluzioni Open, investendoci su tanto tempo, queste ci consentono di mettere a disposizione le nostre infrastrutture in modo aperto e senza diritti di licenza né scelte fatte a priori da altri che avrebbero potuto vincolare il tipo di offerta.

  • Come e con quali servizi seguite la classica PMI italiana? Cosa è cambiato dal ’96 ad oggi?

Tutto, in un certo senso. Ma le PMI italiane continuano ad essere la “pancia del mercato”. Per questo stiamo sviluppando servizi semplici, in autoprovisioning, che consentono alle piccole imprese e a chi le assiste grossi spazi di ottimizzazione.

Un segmento importante delle piccole imprese è quello delle start-up, per le quali crediamo che esistano forti elementi di motivazione all’utilizzo infrastrutture “via cloud”.

Perchè scegliere un cloud italiano

  • In un mondo dove Amazon e Google spingono sul fronte Cloud, perché la piccola e media impresa deve scegliere CloudUp e un fornitore italiano?

Perché è Italiano.

Questo garantisce molto sul fronte del trattamento dei dati, e non presenta differenze sul fronte della tecnologia. In UE e in Italia abbiamo un sistema di garanzie rispetto alla privacy e il trattamento dei dati, e non siamo di certo indietro sul fronte tecnologico il know how è accessibile, basta saperlo cogliere e applicarlo.  

  • Quali aree hanno coperto gli investimenti in direzione Cloud all’interno di Enter Srl? 

Pensiero strategico, rete di trasporto, persone.

Come vision, il mercato ICT sarà popolato da Cloud Service Provider: noi vogliamo esserci.

In termini di rete, il ring europeo è fondamentale per assicurare meccanismi di ridondanza.

Le persone sono il presupposto fondamentale per far funzionare le infrastrutture.

  • Difficile parlare di tecnologia e futuro, qual è la sua visione fra 5 anni per il mondo cloud e server? Quale dovrebbe essere quella degli imprenditori che lo portano oggi in azienda?

Sono convinto da sempre che la tecnologia deve seguire i bisogni dell’uomo e mai il contrario. Guardi he cosa sta succedendo al mondo con la “tecnologia” automobilistica, e lo paragoni con quanto Internet (che non è una tecnologia) ha dato alle persone nel mondo.

Il cloud è quanto di più distante ci sia dalla tecnologia per come la intendiamo oggi, il cloud è un modo nuovo di consumare le risorse.

Penso che tutti, alla luce degli scenari che abbiamo davanti, dovremo adattarci a consumare le risorse, di qualsiasi genere, in modo nuovo.