Internet non va? Level 3: colpa degli ISP. Ma è tutto vero?

Level 3 accusa sei ISP di bloccare il traffico Internet agli utenti. Il motivo: il rifiuto da parte di Level 3 di pagare l'accordo di peering. Tutto vero?

Level 3 accusa sei ISP di bloccare il traffico Internet agli utenti. Il motivo: il rifiuto da parte di Level 3 di pagare l’accordo di peering. Tutto vero?

Level 3 rievoca una storia che si ripete ormai da anni e che ci ricorda ogni volta come i concetti di Net Neutrality, peering gratuito e libertà di comunicazione abbiano spesso contorni labili e poco definiti.

Più volte su queste pagine abbiamo parlato di peering, di come funziona un NAP come il Mix di Milano e delle decisioni di alcuni operatori (come Telecom Italia) di cambiare le condizioni di peering gratuito, trasformandole in contratti commerciali. Ma l’accusa mossa da Level 3 a cinque ISP americani e uno europeo va ben oltre tutto questo e mostra i risvolti più sudici (e scusate la durezza) a cui la libertà di Internet deve a volte piegarsi per questioni di interessi.

Iniziamo con il dire che in questa storia non ci sono né eroi né antagonisti, né buoni né cattivi, né vittime né carnefici. E ora cercheremo di spiegare il perché.

Tutto ha inizio da un post pubblicato sul blog di Level 3 in cui il Vice President Mark Taylor fa coming out, confermando che l’azienda ha 12 peer saturi, di cui 6 su una sola porta (e in corso di risoluzione) e 6 su quasi tutte le porte.

Con questi ultimi 6 ISP di cui non è stato rivelato il nome, la situazione si perpetua da circa un anno e la colpa, secondo Taylor, sarebbe proprio degli ISP che non si prodigano a sviluppare ulteriormente il proprio network. Il motivo di questo mancato upgrade sarebbe il rifiuto da parte di Level 3 di sostituire l’accordo di peer gratuito con un accordo commerciale, partecipando alle spese di ampliamento con il pagamento di una quota che garantirebbe il corretto funzionamento del peer.

Questo è il risultato.

Internet non va? Level 3: colpa degli ISP. Ma è tutto vero? Internet non va? Level 3: colpa degli ISP. Ma è tutto vero?

Sul peer di Dallas c’è una saturazione di banda al 90 percento per quasi l’intero arco della giornata e questo comporta l’impossibilità per i clienti dell’ISP che fornisce il peer di ottenere i servizi di Level 3, con continue perdite di pacchetti dati.

Level 3 ha questa situazione con sei differenti ISP (uno anche europeo, non si sa in quale paese, ma l’Italia potrebbe essere nell’elenco delle colpevoli), che hanno tutte chiesto a Level 3 un pagamento per l’ampliamento della propria rete. Sul resto della rete, Level 3 ha una saturazione del 36 percento, consentendo così agli utenti di raggiungere i sevizi erogati da Level 3 senza difficoltà.

Le accuse di Level 3

Secondo Level 3, quindi, questi sei ISP “hanno deliberatamente ostacolato la corretta erogazione di un servizio che dovrebbero offrire ai propri clienti paganti”.

Fra le ragioni di Level 3 per giustificare il mancato pagamento all’ISP si citano i propri 51 peer di cui 48 completamente gratuiti, il fatto che l’utente finale paga già l’ISP per ogni singolo bit e ha quindi diritto di ricevere i servizi necessari senza interruzioni e il concetto di Net Neutrality, a cui Level 3 si continua ad appellare per chiedere l’intervento della FCC da “costi di acceso arbitrari” imposti da alcuni ISP.

Inoltre, Taylor incalza accusando che tutto ciò accade solo su mercati in cui non c’è concorrenza: “Tutti e sei gli ISP sono grandi reti a banda larga con una quota di mercato dominante o esclusiva nel loro mercato locale. Nei paesi o mercati in cui i consumatori hanno più scelte (come il Regno Unito), non ci sono peer congestionati.”. E insiste: “In queste condizioni di quasi monopolio, queste network non dovrebbero essere obbligate a offrire ai propri utenti un’esperienza di navigazione migliore di quella che stanno garantendo?”.

Level 3 e il rovescio della medaglia. La storia si ripete!

Questa storia sembra ricordare quanto accadde fra Level 3 e Comcast nel 2010, quando Comcast decise che l’accordo di peering gratuito con Level 3 era diventato troppo oneroso da sopportare. Il motivo venne spiegato in una lettera che Comcast inviò alla FCC per spiegare il proprio punto di vista.

Comcast aveva sostenuto che sul mercato vi erano (e vi sono ancora) dei provider che fungono da CDN (Content Delivery Network) come Akamai Technologies che vengono PAGATI dai propri clienti (come accade nel caso di Facebook nei confronti di Akamai) per garantire la distribuzione dei contenuti agli utenti broadband. Questo è un mercato competitivo a tal punto da convincere gli ISP stessi a entrare in gioco offrendosi essi stessi come CDN in quanto proprietari delle reti, cercando di tagliare fuori i CDN veri e propri.

Nel 2010, secondo Comcast, Level 3 aveva pensato di re-inventarsi come CDN, distribuendo i contenuti di Netflix dietro PAGAMENTO, contenuti che generavano da soli circa il 30 percento dell’intero traffico Internet. (Cogent nel frattempo avrebbe chiuso lo stesso affare con Netflix, entrando in rotta di collisione con Verizon).

Dall’altra parte, anche se Level 3 guadagnava dall’affare con Netflix, l’azienda continuava a godere degli accordi di peering gratuiti con gli ISP, a tal punto che la stessa Netflix iniziò a interconnettersi direttamente con gli ISP, magari accordandosi anche economicamente, ma con cifre ben inferiori a quelle pagate alle CDN.

Questa gratuità era stata garantita dagli ISP così come da Comcast quando il rapporto dello scambio traffico fra le reti di Comcast e Level 3 era di 2:1, in sfavore per Comcast, che comunque considerava questa cifra un rapporto equilibrato. Con l’avvento di Netflix, lo scambio traffico iniziò ad essere sbilanciato in un rapporto che Comcast aveva individuato come 5:1 sempre in sfavore di Comcast, a tal punto che le attrezzature non avrebbero mai potuto supportare questo flusso.

Level 3 non è vittima, né carnefice…

Comcast chiese quindi la partecipazione di Level 3 all’upgrade con un accordo, a cui l’azienda rispose con il netto rifiuto, sfruttando le stesse argomentazioni dichiarate nel post che abbiamo citato in apertura.

Dopo tre anni di contese, Comcast e Level 3 hanno raggiunto un accordo, i cui dettagli non sono pubblici.

Su questo stesso squilibrio potrebbero basarsi quindi le richieste avanzate dai sei ISP accusati da Level 3, che essa stessa, nel 2005, aveva essa stessa minacciato di bloccare l’accordo di peering con Cogent, perché quest’ultima aveva inviato troppo traffico e si era rifiutata di pagare per il peering. Le due aziende hanno raggiunto un accordo solo poche settimane fa.

Da carnefice a vittima, verrebbe da dire, anche se il problema non è tanto chi sia la vittima o il carnefice a questi livelli (nessuno lo è, come avevamo annunciato e visto quanto detto finora), perché la vera vittima di tutto questo è l’utente che è l’unico a pagare e a non poter usufruire correttamente del servizio.

La soluzione ce la suggerisce il nostro lettore Andrea Paiola nel forum, che cita il blog I, Cringely. Secondo l’autore del post linkato dal Paiola, bisognerebbe tornare al concetto di peering storico, quello gratuito che si fa con una decina di metri di cavo Ethernet fra due porte, buttando fuori dagli accordi chiunque si accaparri troppi bit senza trovare una soluzione equa per i partecipanti al peer.