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Internet of Things IoT, il punto della situazione

Frigoriferi che ci inviano email via Internet o SMS con la lista della spesa e conoscono i nostri gusti, sistemi di riscaldamento intelligenti capaci di rilevare presenze umane negli appartamenti e fornire calore solo quando necessario, automobili che lasciano il proprio parcheggio e ci raggiungono all’uscita dal lavoro, lavatrici che riconoscono gli indumenti posti nel cestello e regolano il ciclo di lavaggio in modo autonomo e automatico: questo è il futuro degli oggetti che ci circonda, un futuro dove Internet e le incredibili potenzialità che la Rete è in grado di offrire incontrano le cose di uso quotidiano, definendo così il nuovo paradigma industriale dell’Internet of Things, tradotto con un più nostrano Internet delle Cose. Una visione del futuro che non è una semplice elaborazione della fervida immaginazione di menti eccelse, ma è una realtà imminente che ha già iniziato a trasformare il mondo che ci circonda.

Frigoriferi che ci inviano email via Internet o SMS con la lista della spesa e conoscono i nostri gusti, sistemi di riscaldamento intelligenti capaci di rilevare presenze umane negli appartamenti e fornire calore solo quando necessario, automobili che lasciano il proprio parcheggio e ci raggiungono all’uscita dal lavoro, lavatrici che riconoscono gli indumenti posti nel cestello e regolano il ciclo di lavaggio in modo autonomo e automatico: questo è il futuro degli oggetti che ci circonda, un futuro dove Internet e le incredibili potenzialità che la Rete è in grado di offrire incontrano le cose di uso quotidiano, definendo così il nuovo paradigma industriale dell’Internet of Things, tradotto con un più nostrano Internet delle Cose.

Una visione del futuro che non è una semplice elaborazione della fervida immaginazione di menti eccelse, ma è una realtà imminente che ha già iniziato a trasformare il mondo che ci circonda.Internet of Things IoT, il punto della situazione

Una quarta rivoluzione industriale, come ama definirla Nicola De Carne (AD di Wi-Next), basata sulla capacità delle cose di sentire il mondo che le circonda e adattare così il proprio comportamento alle situazioni e alle esigenze contingenti.

Gli oggetti si stanno “sensorializzando” e i sensori interconnessi fra loro e connessi alla mole di informazioni reperibili sul Web saranno capaci di pensare per prendere decisioni basate anche sull’esperienza collettiva, fruibile attraverso tecnologie già esistenti, come le reti su protocollo IP, le elaborazioni dati nelle griglie computazionali del cloud computing, le comunicazioni wireless e NFC e tutto lo scibile IT attuale e futuro.

Proprio la miniaturizzazione dell’elettronica, il costo sempre più abbordabile dei sensori e lo sviluppo e la diffusione delle reti Wi-Fi sono i fondamenti della rivoluzione dell’IoT che è già partita ed è pronta a entrare prepotentemente nelle nostre vite.

L’IoT nell’automotive

E per capire che è così e non si tratta di sole fantasie, basta guardare al settore dell’automotive, notoriamente più all’avanguardia rispetto ad altri ambiti economici.

Automobili che si parcheggiano da sole e riconoscono la segnaletica stradali sono realtà attuali che rappresentano solo l’inizio della rivoluzione. Non è un caso che aziende del calibro di Google e Apple stiano lavorando a progetti di automobili che si guidano da sole e al contempo sono coinvolte rispettivamente nei progetti Projection Mode e CarPlay, per trasformare lo smartphone nel cuore pulsante dell’infotainment e dei cruscotti digitali delle automobili, garantendo ai guidatori la continuità d’uso delle app a cui sono abituati e spazzando via le interfacce automotive vetuste.

E l’Europa è talmente convinta che l’IoT sarà il futuro che spinge affinché tutti i produttori d’auto del vecchi continente implementino l’eCall: un’auto incidentata sarà capace di comunicare direttamente con i servizi di emergenza, fornendo i dettagli dell’accaduto, il numero di occupanti e tante altre informazioni utili per intervenire tempestivamente e salvare vite umane.

Allo stesso modo, l’installazione di un sistema telematico a bordo permetterà di sottoscrivere assicurazioni personalizzate, basate sullo stile di guida, per permettere ai guidatori più prudenti di risparmiare sulle polizze.

E ancora: le tecnologie vehicle-to-vehicle(V2V) e vehicle-to-infrastructure (V2I) e la navigazione connessa permetteranno di avvisare i veicoli in avvicinamento a un incidente per rallentare, consentiranno alle automobili di pagare i parcheggi in autonomia, offriranno ai guidatori un modo nuovo di vivere le città, magari mostrando che dietro l’angolo c’è un’offerta Groupon che li aspetta e via discorrendo.

Nessun sogno, dunque, per l’IoT, ma solo realtà in continuo divenire, una realtà che, purtroppo, non è scevra da tutta una serie di difficoltà.

La standardizzazione dei linguaggi di comunicazione e delle tecnologie è solo uno dei tanti problemi che l’Internet delle Cose deve affrontare con una certa urgenza e accanto a questa problematica vi sono altre questioni di importanza non secondaria.

Prima di tutto, la capacità di elaborazione del mercato imprenditoriale: infatti, non sarà tanto importante sapere quanti saranno i dispositivi IoT connessi, ma sarà di fondamentale importanza capire per le aziende come l’Internet delle Cose impatterà sul proprio business, sui processi produttivi, sulla capacità competitiva, sulle modalità di offerta dei prodotti e via discorrendo.

L’Internet of Things e il problema sicurezza

Poi, c’è la questione sicurezza, un aspetto che già da ora desta non poche preoccupazioni.

Come ci ricorda Alessandro Neri, Presidente Consorzio Radiolabs e professore ordinario di Telecomunicazioni Università Roma 3, non è un caso che la californiana Proofpoint, fra le migliori nella protezione dei dati, abbia osservato un’intensa campagna spam, originati da oggetti dell’IoT a cavallo fra dicembre 2013 e gennaio 2014.  Oltre un quarto dello spam esaminato era stato inviato da dispositivi non convenzionali, come router domestici, televisori, sistemi multimediali per l’intrattenimento domestico, e anche un frigorifero.

Secondo Neri: “Lo scarso livello di protezione che caratterizza i dispositivi dell’IoT oggi disponibili sul mercato, e la difficoltà da parte dell’utente di verificare se gli oggetti che lo circondano siano stati compromessi e di ripristinare modalità di funzionamento sicure, consentono a soggetti malintenzionati, organizzati e non, di trasformare agevolmente gli oggetti accessibili via Internet in oggetti robot (thing-robot usualmente contratto in thingbot), pronti ad eseguire a comando una serie di azioni, quali ritrasmettere a soggetti non autorizzati i dati in loro possesso, attivare attuatori, o inoltrare messaggi con contenuto doloso, come nell’attacco citato”.

Così il fenomeno dell’hacking si allarga, iniziando a migrare verso i nuovi dispositivi intelligenti che l’IoT sta man a mano offrendo al mondo. La frammentazione delle tecnologie, la mancanza di una legislazione seria, la scarsità di standard (per il protocollo SOAP è disponibile solo il WS-Security di OASIS, mentre non si rilevano standard per la modalità REST) e l’assenza di linee guida precise a cui il progettista deve attenersi, determinano un’assenza dei requisiti di sicurezza e privacy che l’IoT deve necessariamente soddisfare.

L’Internet delle Cose permetterà quindi di rilanciare la competitività delle aziende nostrane e internazionali, aiuterà gli utenti in tutta una serie di mansioni, ma produrrà problemi che dovranno essere necessariamente risolti per il bene comune e per garantire la reale applicabilità dell’evoluzione tecnologica.

7 risposte su “Internet of Things IoT, il punto della situazione”

[…] Internet of Things (Internet delle Cose o semplicemente IoT) è un termine che ultimamente sentiamo nominare molto spesso. Anche i principali protagonisti del mercato tecnologico e cloud, al quale l’IoT è legato a doppio filo, sembrano ormai pianificare avanzate strategie per provare a dominare un settore estremamente promettente: secondo Gartner, nel 2020 i dispositivi connessi all’IoT saranno infatti 25 miliardi.  […]

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