Internet of Things alla ricerca di soluzioni “concrete”

Smart cities? Ai potenziali acquirenti non interessano: quel che vogliono è conoscere i reali vantaggi offerti dall'Internet of Things

L’Internet of Things sarà probabilmente una delle prossime evoluzioni della tecnologia moderna: un mondo interconnesso in cui dispositivi  “intelligenti” si collegano alla rete per ricevere comandi o elaborare dati in modo da svolgere in maniera più efficace e “consapevole” i propri compiti. Le possibilita offerte dall’IoT sono innumerevoli e diverse aziende guardano con interesse al settore tuttavia, affermano diverse compagnie operanti nel business dell’IoT o in ambiti ad esso molto vicini, vi sono ancora diverse  importanti questioni da affrontare.

Soluzioni concrete

In un recente raduno promosso da Cisco System e al quale hanno partecipato diverse aziende che si occupano di IoT e servizi/tecnologie ad essa riconducibili, è emerso come alcuni potenziali acquirenti, ad esempio le amministrazioni comunali, non siano particolarmente interessati ai giri di parole e ai termini in voga come “smart cities” o “tecnologie IoT”,  bensì ai vantaggi e soprattutto al modo in cui tutta quella serie di“sensori” e via dicendo saranno in grado di aiutarli ad affrontare e risolvere i problemi di ogni giorno.

“Dobbiamo sicuramente dedicare più tempo all’educazione del mercato” ha dichiarato Inbaar Lasser-Raab, vice presidente dell’Enterprise Network Solutions: del resto i dispositivi comunicanti tra loro esistono già da diverso tempo, da questo punto di vista l’IoT non costituisce apparentemente una grossa novità – ed ecco spiegato il perchè in apertura di articolo abbiamo utilizzato il termine “evoluzione” e non “rivoluzione”.  Quel che cambia è tuttavia la portata di queste reti e il modo in cui i dati, attraverso analisi avanzate, sono in grado di indurre i device a “trarre” determinate conclusioni.

Nuove sfide da affrontare

E si giunge così al secondo punto cruciale relativo all’avvento dell’IoT, ovvero l’adozione delle nuove tecnologie da parte delle aziende e soprattutto il lancio vero e proprio e la gestione delle infrastrutture IoT: infatti, come ben riassunto dal tecnico specializzato dell’AGT International (azienda fondata nel 2007 e con sede in Svizzera) Gadi Lenz, “un numero maggiore di dispositivi significa nuove possibilità ma anche nuovi problemi”.

Lenz ha parlato ad esempio dei sensori dedicati alla misurazione delle condizioni ambientali: se in passato le loro dimensioni erano tali da essere posizionabili solo in alcuni punti della città, ora potrebbero essere benissimo inseriti in una borsetta o una zaino, magari portati “a spasso” dagli stessi cittadini; a un monitoraggio migliore si aggiungerebbe tuttavia la necessità di studiare nuove tecniche efficaci per la distribuzione e la gestione dei sensori, vista anche l’ingente quantità di dati che sarebbe raccolta da una rete di tale portata.

Per quanto riguarda la diffusione dell’IoT, nel settore enterprise sembra invece che i tempi non siano ancora maturi: “buona parte delle aziende non sono organizzate per sfruttare al meglio i dati che potrebbero avere a disposizione” ha dichiarato il senior vice presidente Xerox (compagnia specializzata nella pianificazione e gestione dei sistemi IoT nelle aziende) Rebecca Scholl. “Soprattutto nelle corporation più grandi trovare la persona giusta che abbia una visione d’insieme sull’impatto dell’IoT nei processi multipli del business…. ecco quella persona […] ancora [non esiste]” ha aggiunto la Scholl.

Nel corso del meeting promosso da Cisco non è naturalmente mancato una spazio dedicato ai temi della sicurezza e della standardizzazione dell’IoT: il primo è un argomento ricorrente e non solo nelle riunioni dedicate all’IoT. I partecipanti non sono scesi nel dettaglio ma hanno concordato che l’adozione di standard comuni è un primo e importante obiettivo da raggiungere per incrementare la sicurezza delle reti e, soprattutto, evitare inutili spese di tempo e denaro per trovare “soluzioni intermedie” di comunicazione.