L’IT “tradizionalista” e i timori nei confronti del cloud – Parte 2

IT e timori del cloud: un recente sondaggio incorona "l'ansia da user experience non all'altezza" come una delle maggiori preoccupazioni.

Vista l’attenzione dedicata dalla stampa online specializzata all’argomento, abbiamo deciso di ampliare una nostra precedente news con questa seconda parte –  ricollegabile al filone dei “timori nei confronti della nuvola”. Buona lettura.

Paure mediatiche?

E’ stato ribadito diverse volte quali siano i vantaggi del cloud, un ormai consolidato modello in rapida crescita e adozione. Le preoccupazioni maggiori dei professionisti IT riguardano la qualità dell’user experience, l’affidabilità e il livello di performance: i servizi saranno sempre in grado di offrire tempi di risposta ragionevoli? E resteranno sempre a disposizione degli utilizzatori? Riusciranno ad offrire la stessa efficienza di hardware e software “in loco”?
Pare che buona parte dei dubbi siano alimentati dai media stessi. L’anno scorso ad esempio, quando il servizio Apple Icloud rimase inutilizzabile per circa 6 ore, il tam tam mediatico trasformò un normale inconveniente tecnico, anche ai livelli enterprise accadono degli imprevisti, in un caso di portata globale. Il successivo blackout di Amazon EC2, che colpì l’utentza Netflix, Instagram e Vine, non fu altro che la ciliegina sulla “torta dei dubbi IT”.
Le compagnie di servizi cloud hanno cercato di convincere i professionisti della bontà dei loro prodotti, introducendo ad esempio delle “premium features” dedicate alla benckmarking (test prestazionali) degli hard disk o programmando diversi livelli di performance nelle loro infrastrutture, ma con risultati altalenanti.

La performance è tutto

Un recente sondaggio di Research in Action (commissionato da Compuware) ha sottolineato come la maggior parte delle preoccupazioni di CIO (Chief Information Officer) e professionisti IT (468 interpellati da ogni parte del mondo) riguardino la qualità dei servizi offerti all’utenza e i “costi nascosti” della “nuvola” (79% del campione). Il report ha anche fotografato le quattro maggiori paure del settore, ovvero:

 

– performance non all’altezza (64%), degrado prestazionale (bottleneck, collo di bottiglia) legato all’utilizzo di servizi cloud;
– user experience di basso livello (64%), principalmente a causa degli alti carichi di traffico che, sempre secondo gli interpellati, minano fortemente le prestazioni nella cloud;
– indebolimento del brand (51%), l’utenza insoddisfatta dall’user experience perde fiducia nell’azienda;
– perdita di fatturato (44%) causata dalle performance non all’altezza, problemi relativi ai servizi cloud e simili.

 

In conclusione appare evidente come i timori relativi alla sicurezza e ai costi (questi ultimi comunque citati nel report) abbiano ceduto il passo alle “ansie da user experience non all’altezza”. Una percezione mutuata anche dalle crescenti richieste dell’utenza, forse un pò viziata, che non è disposta ad attendere qualche istante di troppo: secondo quanto riportato da Google, una risposta superiore di 4/10 di secondo al tempo ritenuto “ragionevole” per l’utente medio (1/10 di secondo), porterebbe ad una perdita di 8 milioni di ricerche al giorno. La situazione diventa ancora più critica se si parla di e-commerce: per Amazon “i rallentamenti” possono causare un calo di vendite pari a circa 1.6 miliardi di euro l’anno.