La cloud di OVH tra dubbi e indiscrezioni

La cloud di OVH c'e, come da tradizione del noto provider francese, presente ormai da tempo anche in Italia, il tutto e iniziato con una comunicazione sul forum della compagnia e l'annuncio della disponibilita di 500 istanze per il test, ognuna data ad un beta-tester per 3 giorni, al termine dei quali viene assegnata ad una nuova richiesta. Cosa sappiamo? Rispetto al nostro articolo iniziale, sappiamo che il sistema e basato su VMware ESXi, una scelta abbastanza strana, tenendo presente che ESXi e la versione free del noto hypervisor di VMware.

La cloud di OVH c’è, come da tradizione del noto provider francese, presente ormai da tempo anche in Italia, il tutto è iniziato con una comunicazione sul forum della compagnia e l’annuncio della disponibilità di 500 istanze per il test, ognuna data ad un beta-tester per 3 giorni, al termine dei quali viene assegnata ad una nuova richiesta.

Cosa sappiamo? Rispetto al nostro articolo iniziale, sappiamo che il sistema è basato su VMware ESXi, una scelta abbastanza strana, tenendo presente che ESXi è la versione free del noto hypervisor di VMware. Sempre sul versante tecnologico il post cita l’uso di Cisco Nexus 1000, la soluzione di switch virtuale per VMware e della tecnologia FCoE per il collegamento allo storage del sistema. Si parla di risorse che potranno essere richieste, e quindi aggiunte al proprio sistema, per ore, giorni, mesi o annualmente, avendo quindi un billing improntato su quanto realmente consumato nel mese o all’interno della durata completa del contratto.

Di fatto si potranno creare anche proprie cloud private, composte da più VM alle quali OVH sembra pensare di consentire anche l’integrazione di sistemi di load balancing, firewall e VPN.

La guerra è sempre sul prezzo, anche nella cloud

Come fatto per i server dedicati, sembra che la strategia di OVH sia la stessa anche nel caso di questa nuova offerta di cloud computing: le VM partiranno da 1.99 sterline mensili, un prezzo bassissimo che nessun altro concorrente attualmente presente sul mercato può esporre nei propri listini.

Nel post in cui si fa riferimento alle modalità di beta test appaiono anche le prime caratteristiche delle istanze: stiamo parlando di 1.99 sterline al mese per una virtual machine con 1 core alle frequenza di 1GHZ, 256 MB di ram, 5 GB di spazio e un indirizzo IPv4. Gli utenti hanno ovviamente iniziato a eseguire i test sulle VM attive, riportando i risultati sul forum di OVH così come sulla nostra community dove alcuni utenti hanno già avuto un proprio account attivo.

Non sono ancora disponibili le tabelle dei prezzi per l’aggiunta di risorse e per i prodotti superiori al miniCloud. Utile invece ragionare sulla mossa di OVH, fino ad oggi la compagnia non ha mai avuto nel proprio listino delle vere VPS, il prodotto più vicino è stato rappresentato fino ad oggi dagli RPS, le cui scarse prestazioni, soprattutto nell’accesso ai dischi, hanno fatto si che gli utenti preferissero server Kimsufi, ugualmente economici.

L’offerta di un sistema cloud è quindi solamente un passo in avanti e la disponibiità di macchine virtuali reali, per le quali l’aggiornamento delle risorse avverrà in maniera istantanea. Un esempio molto simile potrebbero essere quelle offerte da provider come Gandi. L’annuncio di OVH parla di macchine che potranno arrivare fino a 48core, ma difficile credere che da subito verrà introdotta la possibilità di scalare fino a questo numero di core, e soprattutto sono diverse le domande che ci si deve porre di fronte ad un numero così alto, ad oggi la sola soluzione che abbiamo visto essere adatta a simili numeri è quella di Seeweb, che con il proprio Cloud Server ha deciso di utilizzare hardware solitamente impiegato in ambienti HPC.

Prezzi, assistenza e cloud computing: il vero tallone di Achille

Così come ci fu fermento per il lancio di server dedicati a partire da 19 Euro al mese, lo stesso è prevedibile con queste soluzioni: in fondo saranno diversi gli utenti che vorranno provare una soluzione virtuale con 256 MB di ram che si pone ad un canone inferiore ai 5 Euro mensili. Così come per le offerte dedicate è solamente uno il punto da tenere presente: si tratta di prodotti che OVH cerca di fornire con il maggior numero di strumenti di gestione possibile per fronteggiare il minor numero possibile di richieste di assistenza.

Proprio l’assistenza è il vero problema di offerte di questa tipologia, e gli utenti rischiano spesso di lasciare il proprio hosting provider per risparmiare pochi euro, trovandosi poi con un servizio di assistenza, che, giustamente, a quel prezzo non può fornire alcuna garanzia reale. OVH andrà a fornire con tutta probabilità dei paletti simili a quelli oggi presenti per i server dedicati, con garanzie sui tempi di intervento solo per i prodotti di livello superiore.

L’ultima considerazione è strettamente legata alla tipologia di prodotto venduto: il cloud computing si sta manifestando in tante offerte diverse, merito spesso del marketing che riesce a creare nuove applicazioni dello stesso termine. Il cloud computing, come altre tecnologie, avrà servizi destinati ad una fascia di clienti medio/alta, quella che necessità realmente di avere a disposizione risorse on-demand e di far scalare le proprie applicazioni, e quella che invece necessita, come oggi, di una semplice soluzione virtuale, utile per fare webhosting o per compiti senza alcuna necessità di garanzia sull’uptime e le prestazioni.

In tal senso l’offerta di OVH potrebbe collocarsi molto bene in questa ultima fascia, andando a “soffocare” quelle offerte nel mercato italiano ed europeo che non presentano particolari caratteristiche nè in termini di potenza computazionale e tecnologia nè in termini di assistenza sul cliente.

Managed e conoscenze: sempre più VPS senza controllo

La disponibilità di risorse a prezzi lowcost, come in questo caso, aumenterà di fatto un fenomeno già oggi molto preoccupante. Centinaia di clienti non hanno alcuna conoscenza nella gestione di ambienti Linux e fanno uso di queste macchine virtuali come se fossero account di shared hosting: se da una parte questo frena molti di loro, convincendoli a tornare a soluzioni meno ambiziose in termini di gestione, dall’altra fa si che molti server in giro per la rete siano niente altro che open relay, contenitori di malware o di qualsiasi altro “problema” derivante dalla messa in rete di macchine non adeguatamente configurate e protette.

Questo non ha effetti visibili sul breve termine, ma rischia sicuramente di causare problemi ad altri server in rete, aumentando la già alta quantità di spam e malware che viaggiano ogni giorno su Internet. Si tratta di un problema discusso molto spesso nella nostra community che non ha una vera e propria soluzione: la vendita di account managed è una operazione difficile di fronte a clienti che spendono meno di 10 Euro mensili per il servizio, si tratterebbe infatti di un costo che triplica o quadruplica il costo della stessa VM.