Qual è il miglior provider per sviluppare applicazioni?

Il provider giusto per le nostre webapp? Ce lo suggeriscono i lettori di Lifehacker in un esperimento di scrittura collaborativa e social senza secondi fini

Qual è il migliore provider per sviluppare applicazioni? Una domanda che può sembrare banale, ma che in realtà cela al suo interno un mondo di opinioni e reali esperienze d’uso di chi sviluppa applicazioni per mestiere e ogni giorno si trova a dover affrontare il problema di individuare il miglior provider capace di soddisfare le esigenze degli sviluppatori e offrire un servizio degno di nota.

Una domanda, dicevamo, così poco banale, che la stessa testata online Lifehacker ha deciso di rivolgerla direttamente ai suoi lettori, permettendo così a chiunque di partecipare alla stesura del pezzo con le proprie opinioni e le proprie esperienze con determinati host.Qual è il miglior provider per sviluppare applicazioni?

Le regole poste ai liberi contributori sono poche: essere chiari sui vantaggi e gli svantaggi del servizio di hosting di cui si parla, evitare i commenti doppi, essere estremamente sinceri su ogni aspetto dell’esperienza e includere un’immagine, uno screenshot o un logo capace di identificare anche visivamente il provider di cui si parla.

Il risultato di questo esperimento di scrittura sociale è molto interessante e può essere visionato direttamente nella pagina dedicata alla domanda. Qui si trovano commenti e mini recensioni di ogni tipo, relativi ai più noti provider americani, come HerokuDigital OceanAmazon Web ServicesWindows AzureLinodeGandi.net e A Small Orange.

La community di Lifehacker ha svolto quindi un buon lavoro, focalizzandosi sul prezzo, sulle caratteristiche e sul supporto delle varie offerte, senza finalità marketing e senza una rappresentanza ufficiale dei provider stessi. In queste condizioni, è interessante scoprire alcuni dei maggiori argomenti di interesse per gli sviluppatori che utilizzano quotidianamente i servizi di hosting per dare una casa alle proprie webapp e al proprio codice.

Un giudizio per ogni provider…

Il primo argomento flusso di opinioni è il versioning: gli sviluppatori valutano positivamente qualsiasi piattaforma che consenta loro di tenere traccia e gestire le differenti versioni delle proprie webapp. Molti guardano all’integrazione di Git, ma in realtà qualsiasi sistema di versioning, anche il più arcaico, è ben visto, a patto che possa essere ben integrato nel workflow senza troppe difficoltà.

Gli utenti adorano anche i periodi di Free usage tiers, come quelli offerti da Heroku e da Amazon AWS. Questo livello di ingresso consente anche ai piccoli progetti di prendere spazio su Internet con investimenti zero, legandosi però al provider a cui elargiranno opportune somme qualora la webapp dovesse decollare e le necessità dal punto di vista dell’hosting operativo dovessero aumentare.

Altri due punti di discussione sono la facilità d’uso e il supporto. Molti provider mettono a disposizione una piattaforma convinti che poi gli utenti sappiano personalizzarla e gestirla al meglio. Questo atteggiamento non è assolutamente ben visto dagli sviluppatori, che invece nelle piattaforme di hosting cercano la maggiore semplicità possibile. Dalle pagine di Lifehacker è come se gli sviluppatori urlassero ai provider: abbiamo già i nostri problemi e le complicanze di sviluppo, non caricateci anche delle difficoltà di gestione della piattaforma. Così, provider come DigitalOcean sono elogiati per la loro semplicità d’uso e per la facilità con cui è possibile impostare in pochi minuti differenti ambienti di lavoro.

Infine, i provider dovrebbero imparare a promettere solo quello che possono mantenere: quando si crea discrepanza fra il marketing pubblicitario e le capacità dei servizi realmente offerti, gli sviluppatori si indispettiscono e i giudizi diventano davvero pungenti.

Insomma, con una crescita continua del numero di persone che si avvicina alla programmazione, i provider dovrebbero prestare attenzione a queste discussioni e cercare di profilare al meglio le necessità degli utenti potenziali.