Nuove estensioni dominio: confusione e nessun vantaggio SEO

Le nuove estensioni dominio non starebbero riscuotendo il successo sperato e la colpa potrebbe essere anche delle cattive strategie marketing intraprese

I domini registrati con una delle nuove estensioni dominio sono oltre 3.5 milioni, di cui, però, ben oltre 2 milioni risultano domini parcheggiati. Questi dati, disponibili su nTLDStats.com, sono irrisori se paragonati ai dati di registrazione dei nomi a dominio con gTLD .COM, che, secondo Verisign, nel solo secondo trimestre di questo anno hanno raggiunto ben oltre le 100 milioni di registrazioni.Nuove estensioni dominio: confusione e nessun vantaggio SEO

Quella che separa le nTLD dalle gTLD più tradizionali è una distanza quasi incommensurabile, che i più innovativi del Web imputano alla giovinezza delle nuove estensioni dominio e all’ancora poco grado di diffusione fra i netizens.

A Fred Krueger che all’inizio di questo anno prevedeva la morte delle gTLD tradizionali nell’arco di 10 anni a causa dell’avvento delle nuove estensioni dominio, si contrappongono i giudizi provenienti dai diversi speaker che hanno partecipato alle sessioni dell’HostingCon India sull’andamento dei mercati dei domini e i trend del marketing online.

I direttivi di PIR (Public Interest Registry), Ulrich Retzlaff e Lauren Price, si sono detti scettici sul buon andamento delle nuove estensioni dominio.

Nuove estensioni dominio e l’errata strategia marketing

Secondo Retzlaff vi sono stati troppi lanci di estensioni contemporaneamente e, comunque, a distanza troppo ravvicinata, creando così confusione nei clienti che, oltretutto, si trovano a dover fronteggiare costi di registrazione molto più alti rispetto alle gTLD tradizionali.

Secondo Price, un cliente più confuso e costretto a pagare di più diventa più diffidente e la diffidenza aumenta quando ci si trova di fronte a un barra di ricerca per individuare il dominio da registrare. Con l’avvento delle nuove estensioni dominio, infatti, la barra di ricerca ha soppiantato il classico menu a tendina da cui si poteva scegliere senza troppe difficoltà l’estensione che si preferiva. Insomma, l’ampia scelta potrebbe creare panico e il panico potrebbe tenere lontano gli utenti dalla registrazione delle nuove estensioni dominio.

A tutto questo, si aggiungono i commenti di alcuni esperti SEO come il Google Webmaster Trend Analyst John Mueller, che in un recente post su Google+, ha ribadito le parole che Matt Cutts ha proferito nel 2012, secondo cui le nuove TLD non daranno alcun vantaggio rank nei motori di ricerca.


Secondo Mueller, quindi, a livello SEO, un .COM performa come una delle qualsisi nuove estensioni dominio e l’unica differenza sta nel poter registrare un dominio che magari non più disponibile con le estensioni tradizionali, come meglio specificato anche da Search Engine Journal.

Tutto questo non significa che le nuove gTLD siano un fallimento e lo stesso Retzlaff sostiene che c’è solo la necessità di innovare i metodi con cui le nuove estensioni dominio vengono offerti ai clienti, incentrando le strategie marketing sul valore business delle nTLD, spostandosi così da un’offerta industry-oriented a un’offerta customer-oriented.

Fred Kruger ha dunque sbagliato? La sua previsione del declino dei gTLD tradizionali a favore delle nuove estensioni dominio è forse errata? Ai posteri, l’ardua sentenza.