Open Compute Project: il progetto che spaventa i vendor

Open Compute Project potrebbe mettere in crisi i colossi delle infrastrutture IT. Vediamo meglio di cosa si tratta nell'articolo di oggi

 

POpen Compute Projectuntando sui server open source, il social network dimostra come sia possibile abbattere i costi anche per le aziende di grosse dimensioni che possono così evitare di fornirsi dai soli giganti di questo settore.

Per la sua infrastruttura hardware Facebook ha utilizzato un approccio totalmente diverso da quello che conosciamo abitualmente, decidendo di implementare e gestire completamente in casa i server di cui ha bisogno. Il quartier generale dove tutto questo avviene è il capannone 17 di quello che una volta era il campus di Sun Microsystems noto anche col nome di “Sun Quentin”.

Quello cui stanno lavorando gli ingegneri di Facebook fa parte di un progetto più ampio, l’Open Compute Project (OCP), iniziato due anni fa e che si propone l’obiettivo di costruire una delle infrastrutture di calcolo più efficienti al Mondo al minor costo possibile. Il risultato è stato un data center più efficiente del 38% e meno costoso del 24% da costruire e gestire rispetto a quelli convenzionali.

L’approccio open-source sia per il software sia per l’hardware adottato da Facebook potrebbe essere paragonato un po’ al sistema Raspberry Pi e al microcontroller Arduino, ma in questo caso si tratta di un sistema applicato su una scala macro. L’hardware comprensivo di schede madri, rack con unità di storage e tutto il resto sono stati naturalmente progettati per i data center del social network, ma il loro design può essere facilmente adattato ad altre realtà aziendali, sia piccole che grandi.

Sicuramente non è una buona notizia per i grossi colossi dell’IT come Hewlett-Packard e Cisco, ma anche loro potrebbero adottare un tipo di approccio simile per offrire soluzioni più economiche ai propri clienti.

L’Open Compute non è un approccio open-source a tutti i livelli, ma solo a quelli superiori. In altre parole non si preoccupa di progettare ad esempio i processori, ma i loro design per l’hardware sono studiati per utilizzare componenti standard per poi creare schede madri, telai, rack per gli hard disk e gli altri componenti che andranno a costituire i server. L’approccio è quello di concentrasti su una progettazione il più semplice possibile, focalizzandosi in special modo sulla scalabilità e cercando di eliminare qualsiasi complessità inutile e fine a se stessa. Sistemi, quindi, a buon mercato, ma anche semplici da gestire e che possano adattarsi alle problematiche che potrebbero presentarsi in futuro.

La filosofia alla base della progettazione di questi sistemi è la disaggregazione, ovvero sono composti da “blocchi hardware” progettati con finalità specifiche e poi assemblati insieme. L’unica cosa che hanno in comune tutti questi moduli disaggregati di hardware è che sono completamente indipendenti, e possono essere facilmente rimossi attraverso slitte, e riparati o sostituiti con il minimo sforzo. Ogni progetto di hardware open-source, poi, nasce da una vera esperienza sul campo perché tutti gli ingegneri dell’Open Compute Project lavorano anche come tecnici presso i data center di Facebook.

Per ora in OCP ci si è concentrati sulla realizzazione di sistemi da impiegare in data center, ma questo non vuol dire che gli stessi principi non possano essere utilizzati in futuro anche in altre applicazioni.