Open source, un successo inarrestabile?

Jim Zemlin, executive director di Linux Foundation, ha ribadito dal palco dell'OpenStack summit l'incredibile successo dell'open source

Nel corso dell’OpenStack summit tenutosi la scorsa settimana a Parigi (per la prima volta in assoluto in Europa), l’executive director della Linux Foundation Jim Zemlin ha affermato, prendendo ispirazione dal titolo di un famoso editoriale apparso nel 2011 sulle pagine del Wall Street Journal “Software is eating the World”, che Open Source is Eating the Software World”.

Jim Zemlin, nel corso dell’interessante intervento alla convention, ha fornito le motivazioni di tale dichiarazione, vediamo quali sono state.

In primo luogo Zemlin ritiene che si stia verificando un cambiamento totale nel mondo del software enterprise: si è infatti passati da una timida presenza qua e là dell’open source  ad un netto spostamento degli equilibri a favore di quest’ultimo, con una percentuale ormai prossima all’80%.

Il software è da sempre stato uno strumento in grado di creare valore aggiunto e non esiste soluzione migliore di affidarsi alla vasta selezione di programmi dell’universo open source: “[vi sono talmente tanti software a disposizione per ogni compagnia da rendere vana la programmazione, da parte di queste ultime, di un software proprietario]” ha aggiunto Zemlin.

Open source, high tech e nuove figure professionali

OpenStack Summit Parigi e successo dell'open sourceAd avvalorare ulteriormente questa tesi è il secondo punto: l’utilizzo dell’open source è divenuto ormai una parte così importante del lavoro di ricerca e sviluppo delle principali compagnie tecnologiche del mondo, a partire da Google fino ad HP e NEC etc, che sono nate nuove figure professionali ad hoc incaricate di gestire lo sviluppo di software open source – Zemlin afferma che buona parte dei software di queste aziende sono costituiti da linee di codice “open”, che provengono quindi dall’esterno della compagnia, ecco spiegata la diffusione delle nuove figure lavorative.

Il passo successivo per le aziende sarà quello di capire da quali fonti attingere, come integrare il codice open source nel proprio ambiente lavorativo e come contribuire allo sviluppo del “progetto sorgente” – la collaborazione in ambito open source richiede un nuovo set di apposite skill ha aggiunto Zemlin.

Un’altra questione evidenziata nell’intervento dell’executive director è stata quella del progetto TODO (Talk Openly, Develop Openly), avviato lo scorso settembre da un gruppo di “pesi massimi” dell’high tech come Google, Facebook, Twitter, Box, GitHub ed altri: Zemlin ha definito TODO come il tentativo di centralizzare la gestione sistematica di numerose tecnologie open source in favore dell’utilizzatore finale.

Nonostante gli obiettivi di TODO non siano ancora poco chiari, i partecipanti al progetto hanno fatto presente alcuni aspetti della loro mission, parlando ad esempio della produzione di documentazione utile ad aiutare chiunque voglia adoperare un determinato software open source nella propria attività – naturalmente saranno contemplati solo i software “sperimentati” direttamente dall compagnie partecipanti e questo fungerà da “garanzia” generale per tutti.

Il successo di OpenStack pare in ogni caso continuare, Zemlin lo ha definito “un blockbuster”, e l’elevato interesse suscitato dallo stesso summit parigino sembra confermare questo trend. Rispetto ai precedenti summit è stata infatti venduta una considerevole quantità di biglietti extra, ha dichiarato Thierry Carez (director of engineering presso Linux Foundation).