PEC e pubblica amministrazione, i sospetti di un bando poco chiaro

Il Corriere delle Comunicazioni vi ha dedicato un lungo pezzo nella giornata di ieri, ma in rete si parla da settimane della PEC e del bando in gara per la fornitura della casella di posta certificata ai cittadini italiani, come promesso dal ministro Brunetta. Poco chiaro il bando che dovrebbe regolare la presentazione delle offerte per un budget totale di 50 milioni di Euro, che verranno pagati direttamente dai cittadini italiani.

Il Corriere delle Comunicazioni vi ha dedicato un lungo pezzo nella giornata di ieri, ma in rete si parla da settimane della PEC e del bando in gara per la fornitura della casella di posta certificata ai cittadini italiani, come promesso dal ministro Brunetta. Poco chiaro il bando che dovrebbe regolare la presentazione delle offerte per un budget totale di 50 milioni di Euro, che verranno pagati direttamente dai cittadini italiani.

A far sorridere sono soprattutto i requisiti necessari per la partecipazione delle aziende alla gara: “Il testo varato dal ministero della PA e Innovazione prevede infatti che possano iscriversi alla gara quelle imprese che abbiano realizzato servizi di gestione di scambio di dati informatici, di posta elettronica o Pec, di gestione di software applicativi e di assistenza ai clienti per almeno 15 milioni di euro nell’ultimo quadriennio e almeno cinque nell’ultimo anno. E inoltre – e qui la stretta al numero dei candidati possibili – viene richiesta una rete di sportelli in grado di assicurare l’accesso in almeno l’80% dei Comuni italiani con popolazione residente superiore a 10mila abitanti, con orario di apertura al pubblico dal lunedì al sabato almeno dalla 9 alle 13.” cita il Corriere delle Comunicazioni.

Appare evidente che siano poche le aziende del settore, anche di quello webhosting e servizi, a poter garantire il rispetto di queste condizioni, appare invece evidente che una sola società italiana potrebbe rispettarle e questa è Poste Spa. Ma non è il solo problema, se da un lato infatti la fornitura di queste caselle sembra essere già affare destinato alle poste nazionali, dall’altro si è creata confusione sulla stessa definizione di PEC, il ministero infatti ha acconsentito all’introduzione di altre modalità di scambio di informazioni “sicure”, la CEC-PEC (Comunicazione elettronica certificata tra PA e cittadino) dovrebbe essere di fatto l’alternativa, o il supplemento alla PEC che abbiamo conosciuto in questi mesi. Da quanto si legge, una dovrebbe essere destinata alle comunicazioni tra cittadino ed enti pubblici e l’altra alle comunicazioni tra cittadini e tutti gli altri enti, non pubblici. 

In queste settimane sono stati diversi gli articoli in rete a ribadire le numerose contraddizioni presenti nel sistema PEC voluto dal ministro, oltre ad una particolare avversità contro un bando di gara che pare aver già segnato il vincitore (la sua scadenza è il 16 Settembre 2009). Se da un lato i requisiti per partecipare restringono a un numero esiguo le aziende che presenteranno richiesta, dall’altro è pur vero che queste ultime potranno includere una serie di altri servizi che sforeranno i 50 milioni di euro stanziati e che ricadranno nuovamente sul conto dei cittadini.

Guido Scorza, lo scorso 16 Agosto, ha pubblicato sul proprio blog un completo articolo sulla PEC e sul bando del ministero, facendo il punto sulle principali problematiche a cui si dovrà andare incontro nei prossimi mesi. Una lettura consigliata a quanti intendono approfondire il discorso.