Perchè mi sono licenziato per fondare una azienda tecnologica

Era il Novembre 2006, prima che il NY Magazine e Timeout pubblicassero storie di startups sulle loro copertine, prima della bolla tecnologica, prima che Twitter e FourSquare divenissero popolari, prima che lavorare in una startup a New York venisse considerata una cosa degna di nota, beh prima di tutto questo, io ero un investitore privato per un fondo chiamato Quadrangle Group, con la gestione di 1,6 miliardi di dollari.

Era il Novembre 2006, prima che il NY Magazine e Timeout pubblicassero storie di startups sulle loro copertine, prima della bolla tecnologica, prima che Twitter e FourSquare divenissero popolari, prima che lavorare in una startup a New York venisse considerata una cosa degna di nota, beh prima di tutto questo, io ero un investitore privato per un fondo chiamato Quadrangle Group, con la gestione di 1,6 miliardi di dollari. 

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Era solamente il mio terzo anno dopo il college e avevo accumulato già qualcosa come 250.000 dollari. Per un immigrato brasiliano che ha speso tutta la propria infanzia preoccupandosi del fatto di dover fare lavori manuali, mi sentivo come se davvero avessi raggiunto il traguardo. Il mio lavoro era appassionante (decidere quali investimenti fare lo è sempre) e lavoravo con alcune persone veramente intelligenti e motivate. 

Ma prima di “raggiungere l’obiettivo”, bisogna dire che io ero del tutto a mio agio in questo lavoro. Dopo un anno che gestivo un fondo privato di investimenti, mi sentivo abbastanza sicuro per dire che l’avrei fatto a lungo. Pur essendo sicuro che ci sarebbe stato qualcosa di inaspettato e dei cambiamenti, ero sicuro che i miei successivi 20 anni sarebbero andati avanti in quella direzione e mi sembrava tutto abbastanza bello. 

C’era davvero un solo piccolo problema. Capii che io non amavo così tanto il denaro. 

Dopo 18 anni, mia madre finalmente aveva smesso di provare sensi di colpa verso gli immigrati quando mi comprava qualcosa di bello. A dire la verità le mie spese non stavano crescendo in proporzione ai miei guadagni. E, almeno per me, non avevo mai guardato ai soldi come ad una metrica di successo, nello stesso modo di come fa Warren Buffet per esempio. Una volta fatto tutto quel che dovevo, non volevo essere considerato per i soldi che avevo accumulato, ma per cosa avevo costruito.

Ma si sa che quando fai troppi soldi, più di quelli con cui sapresti cosa fare, tendi a rimandare qualsiasi grande decisione. Almeno, fino a quando non ti viene ricordato di cos’altro si possa fare. 

Come mi sono svegliato

La mia azienda, Quadrangle, organizzava ogni anno una conferenza per l’industria delle telco e dei media. Non si trattava solamente di un’altra delle tante conferenze, questa era davvero ridicola. Avevo capito quanto realmente fosse ridicola quando ricevetti la lista dei partecipanti. Ogni executive delle più grandi compagnie di media era li. Brian Roberts di Comcast, Steve Ballmer di Microsoft, Jeff Zucker di NBC e alcuni VIP come Katie Couric, Jerry Senfield e Harvey Weinstein. Dal momento che i giornalisti non erano accettati alla conferenza, solamente Andrew Ross Sorkin del NewYork Times aveva avuto il permesso di pubblicare qualche contenuto veloce a riguardo. 

Io ero davvero entusiasta e avevo dormito pochissimo la notte precedente. Il dress code era business formal e io ero entrato nel Pierre Hotel con la mia giacca migliore e una potente cravatta rossa. Avevo scandagliato un attimo la scena per capire quale fosse la prima persona con cui potevo parlare. Ma alla fine compresi. Perché avrebbero voluto parlare con me? Erano le teste pensanti delle maggiori compagnie del paese, io ero un ragazzo di 25 anni che si occupava di finanza. Loro non volevano parlare con me, anzi volevano evitarmi.

Non stavo facendo nulla di interessante, nulla che potesse colpire le loro compagnie. Non gliene fregava nulla della mia giacca o della mia cravatta rossa. 

Così per i successivi 30 minuti girai per la sala cercando solamente di capire quali conversazioni si facevano. Quando iniziarono le presentazioni, allora mi sedetti in fondo. Dopo aver ascoltato un po’ di presentazioni da parte di persone sopra la cinquantina, manager con esperienza, l’audience stava aspettando qualcosa di più “fresco” e invitante dalla presentazione successiva sui new media. 

I due ospiti erano dei ventenni o poco più. Non potevo credere che due persone della mia età erano state invitate a presentare davanti a quella schiera di persone così importanti. E, ancora più strano, avevano la loro completa attenzione. Tutti i manager oltre i 50 erano interessati, eccitati e forse spaventati da quel che avevano costruito questi due ragazzi e di cosa sarebbe significato per loro. Uno dei due ragazzi era Chad Hurley, appena uscito dalla vendita di YouTube a Google, mentre l’altro era un ancora poco conosciuto Mark Zuckerberg, quando “The Socialnetwork” era ancora un sogno. 

Quando la loro presentazione finì, tutti gli esecutives della platea si erano affrettati a raggiungerli, per chiedere di lavorare con loro o avere suggerimenti per il loro business. Ero completamente shoccato, nel fondo della sala, mentre guardavo cosa accadeva. 

Rimasi senza fiato. 

Stavano costruendo qualcosa. Stavano cambiando il modo in cui il mondo comunicava, e l’avevano fatto solamente in pochi anni senza avere capitali di chissà quale entità a loro disposizione. Avevano reso i loro servizi qualcosa di davvero reale. 

Io cosa stavo facendo? Avrei potuto fare lo stesso? Potevo costruire qualcosa di significando come loro?

Si, certo.

Non avevo mai costruito una startup tecnologica. Non avevo mai costruito neanche un sito web. Cosa potevo saperne di product management, web development e interfacce utente?

Diciamo che la prima risposta sarebbe stata di continuare con la finanza.

Mi trovavo dove dovevo essere.

Ma più passavano i giorni e più tornavo a pensare alla conferenza. Una spaventosa idea iniziò a crescere nei miei pensieri: se avessi potuto creare qualcosa? L’avrei rimpianto? Mi avrebbe consumato nel corso degli anni?

E fu allora che capii che non sapevo davvero se ero bravo abbastanza perché non avevo mai davvero sbagliato (almeno non a livello lavorativo). La maggior parte delle persone non sbagliano mai davvero, non falliscono. Tendiamo a inseguire il lavoro in cui pensiamo avremo successo. Siamo impazienti di raggiungerlo, e quando lo prendiamo e abbiamo successo, allora non lo inseguiamo più. 

Il solo modo per sapere quanto siamo validi nel fare qualcosa è sbagliare nel farla. 

E fu allora che decisi che era il momento di mettere alla prova i miei limiti. Era il momento di provarci davvero. Il momento di cancellare il mio lavoro, sicuro, e iniziare a camminare in un futuro incerto di una startup. 

Non avevo alcuna idea di come avviare una compagnia tecnologica di successo, ma volevo provare. Volevo entrare nell’arena. E se avessi trionfato o fossi caduto non mi interessava così tanto. Volevo conoscere i limiti delle mie capacità. 

Allora, cosa successe?

Sono 4 anni che ho lasciato Quadrangle. Ho fallito? Si purtroppo. Sono stato buttato a terra tante, tante volle. Per i primi 2 anni non avevo idea di cosa stessi facendo e vagavo alla cieca. Ma ogni volta che sono caduto, ho capito il perché. 

Dopo due anni e mezzo di fallimenti, abbiamo lanciato la terza versione di Yipit e ha funzionato. Ora abbiamo raccolto oltre 6 milioni di investimenti, Yipit sta crescendo, abbiamo una visione eccezionale del prodotto e stiamo creando un team fantastico. Ma forse uno dei momenti più belli è stato quando ho partecipato all’ultima conferenza di Quadrangle. Non come speaker, non siamo davvero vicini a fare tanto. Ma come partecipanti di un session pitch con 3 startups con Barry Diller, per 3 minuti, dove lui ti attacca con domande davanti a tutto il pubblico di manager. Era davvero spaventoso, ma è andata bene. Alla fine della prova Billy chiamava la startup che si era comportata meglio, e chiamò Yipit. Quando finimmo, scesi dal palco e ancora confuso dalla presentazione, i media esecutive mi raggiungevano per parlare di quel che stavamo facendo e di come avremmo potuto lavorare insieme. 

Non potevo crederci, stavano venendo da me (e non avevo la mia potente cravatta rossa quel giorno!)

Vinicius Vacanti è un giovane imprenditore, fondatore di Yipit, una startup che segnala sconti e affari online negli USA. L’articolo è liberamente tradotto da “Why i quit my job to start a tech company”. E’ una storia avvincente di come l’imprenditoria sul web sia possibile e realmente praticabile, negli USA come nel resto di Italia.