Categorie
Business

Rapporto ICT Italia, le aziende si convertano al digitale!

Cloud, IoT e Big Data in crescita anche in Italia, ma non basta. Lo rileva l’indagine ICT annuale condotta da NextValue per conto di Assintel (Confcommercio) con la collaborazione di InfoCamere, Ingenico, Kaspersky Lab, MCube. Nell’Assintel Report 2014 si dimostra come le aziende italiane debbano effettuare una mutazione digitale e convertirsi alle nuove tecnologie per sopravvivere in un mercato nazionale e internazionale sempre più concorrenziale

Cloud, IoT e Big Data in crescita anche in Italia, ma non basta. Lo rileva l’indagine ICT annuale condotta da NextValue per conto di Assintel (Confcommercio) con la collaborazione di InfoCamere, Ingenico, Kaspersky Lab, MCube.

Nell’Assintel Report 2014 si dimostra come le aziende italiane debbano effettuare una mutazione digitale e convertirsi alle nuove tecnologie per sopravvivere in un mercato nazionale e internazionale sempre più concorrenziale.Rapporto ICT Italia, le aziende si convertano al digitale!

La crescita zero italiana e la sola crescita della digital economy mostrano che gli imprenditori nostrani sono costretti a subire un altro periodo di battuta d’arresto, successivo a quello patito per colpa delle crisi economica mondiale.

Questa volta, a bloccare la crescita sono i mancati investimenti in ambito ICT e nelle innovazioni digitali, che indica una rara propensione dell’imprenditoria italiana all’innovazione e al mutamento digitale, dovuto in parte alla mentalità, alle difficoltà economico-legislative e alla mancanza di fondi da investire nel settore IT.

Le aziende italiane si trovano quindi davanti a un “punto di non ritorno”, di fronte al quale le imprese IT nostrane sono chiamate a prendere una decisione importante, provvedendo ad abbracciare i nuovi paradigmi digitali, per evitare di soccombere e rimanere ai margini di una rivoluzione già iniziata da tempo.

La situazione ICT italiana, il divario e l’importanza delle startup

Lo stesso Giorgio Rapari, Presidente di Assintel e della Commissione Innovazione e Servizi di Confcommercio sostiene: “Il divario digitale in senso ampio è oggi la nuova forma di disuguaglianza ed interessa trasversalmente la società civile e quella imprenditoriale. Alle aziende tecnologiche spetta un ruolo poliedrico: raccogliere la sfida interna di innovarsi per non soccombere alla crisi, diventare portatrici sane di innovazione verso i propri clienti, e infine fare massa critica per sollecitare il sistema politico a creare le condizioni necessarie allo sviluppo. Noi imprenditori ce la stiamo mettendo tutta, ma il contesto legislativo, fiscale, infrastrutturale da troppo tempo ci rema contro. Servono cambiamenti concreti e rapidi, perché comunicare l’ottimismo senza fargli seguire i fatti rischia di essere controproducente: nel medio periodo si perde la fiducia di chi ci aveva creduto”.

A queste parole, fanno eco quelle di Alfredo Gatti, Managing Partner di NextValue: “In un mercato ICT che si consolida, occorre crescere se non si vuole lentamente morire, quale che sia la propria posizione di partenza”. Lo stesso Gatti suggerisce anche le modalità per gestire al meglio la mutazione digitale che porta alla sopravvivenza: “Ecco allora la roadmap possibile per governare questa mutazione, fatta di 8 decisioni da prendere per vincere la sfida: investire in market-sensing, anticipare piuttosto che seguire le scelte dei propri Clienti, organizzarsi in modo agile al proprio interno, scegliere se cooperare o competere con i nuovi attaccanti e se comprare o vendere alcune delle proprie aree d’offerta, diversificare o raddoppiare con le iniziative digitali, iniettare competenze digitali nei team di lavoro, ed infine decidere se mantenere al proprio interno l’ownership della propria trasformazione”.

Secondo il report ICT, a trainare il paese Italia nell’innovazione sono solo le startup, che, secondo Gatti, rappresentano: “un grosso patrimonio del sistema paese e non vanno disperse, quindi ben vengano incubatori che danno loro una casa perché sono loro le detentrici delle competenze innovative che servono anche alle aziende più consolidate del panorama IT. Quindi, andiamo a cercarle perché dentro di loro hanno quelle competenze necessarie che servono alla mutazione digitale per tornare a crescere”.

Sempre secondo Gatti, le startup sono da considerare come le comete che “portarono acqua, quindi vita, sulla terra, così le startup sono la linfa di vita per il futuro”.

I numeri dell’ICT in Italia

Ad alimentare questa discussione sulla necessità di una trasformazione digitale dei processi delle imprese italiane sono i numeri.

Le cifre statistiche emerse dalla ricerca parlano chiaro.

Il mercato ICT nel 2014 vale 24.300 milioni di Euro, con una crescita del +0,7 percento rispetto allo scorso anno, dovuta in gran parte alle buone performance dei segmenti legati alla trasformazione digitale.

Inarrestabile la crescita del Cloud Computing (+22 percento), sia nella componente classica (+33 percento) sia in quella di Business Process as a Service (+13 percento) a cui si aggiungono i segnali postivi provenienti da Digital Marketing (+29,1 percento), Internet of Things (+13,6 percento), Business Intelligence, Analytics e Big Data (+6,2 percento), tutti connessi alla trasformazione digitale del consumatore.

L’Hardware continua a contrarsi (-1,6 percento) trascinato dal declino dei PC, attorno al -20 percento, e solo in parte controbilanciato dalla crescita di Smartphone (+9,3 percento) e Tablet (+5 percento).

Il Software tiene banco (+1,1 percento), rallentato dal segno meno dei Software di Sistema (-4,4 percento) e dei vecchi Gestionali (-8,3 percento)

Servizi ICT continuano a decrescere (-1,7 percento), trascinati dal ribasso delle tariffe professionali. Le note positive sono legate alla consulenza manageriale (+2,1 percento) e ai servizi di Datacenter (+3,3 percento), quelle negative riguardano i servizi di System Integration e Sviluppo Software (-3,2 percento), di infrastruttura (-6,3 percento) e la Formazione (-5,2 percento).

Continuano a calare tutti i segmenti di mercato legati alla spesa pubblica in IT, che nel contempo innesca forti dinamiche di downpricing a svantaggio delle aziende:

  • PA Centrale -4,1 percento,
  • Enti locali -3,9 percento,
  • Sanità -3,1 percento.

Anche il Commercio resta negativo (-1,6 percento), l’Industria è ferma (-0,2 percento), mentre tornano a crescere i big spender: Banche (+3,2 percento), Assicurazioni (+3,1 percento), TLC (+3,3 percento) e Utility (+4,4 percento). Sono in lieve ripresa gli investimenti in ICT delle Grandi Aziende (+0,8 percento) mentre restano negativi quelli di Piccole (-3,4 percento) e Micro imprese (-2,3 percento).

Alla domanda su quanto e come spendono o spenderanno in innovazione, un panel di 500 aziende ha risposto confermando nel 72 percento dei casi di destinare meno del 2 percento del loro fatturato al reparto ICT. Questa percentuale è stata poi individuata come la soglia minima per poter sostenere una politica di crescita. Il 34 percento delle aziende ha un budget IT in lieve crescita, mentre il 31 percento in diminuzione e il 35 percento invariato.

Migliorano le politiche di outsourcing ed esternalizzazione ICT: il 56 percento del budget IT è dedicato all’acquisto di prodotti e servizi esterni, in crescita per il 29 percento degli intervistati. Ad esempio, nell’ambito software e servizi nelle imprese top e medio grandi, il budget della direzione ICT è diviso per il 42 percento internamente e per il 58 percento esternamente. Questi 16 punti percentuali di differenza testimoniano come questo tipo di imprese abbiano in corso un programma di razionalizzazione delle proprie strutture ICT basato anche su una maggiore propensione a utilizzare meccanismi vecchi e nuovi di sourcing da servizi esterni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.