Standardizzare sarà la carta vincente nell’internet delle cose

L'internet delle cose è destinato a crescere nei prossimi anni. Quali strategie si riveleranno vincenti per il business del futuro?

L’internet delle cose (Internet of Things o IoT), in breve oggetti di uso comune  che mediante alcuni standard di comunicazione riescono ad interfacciarsi con il mondo reale e ad agire o elaborare di conseguenza dati ma non solo, è un altro settore destinato letteralmente ad esplodere nei prossimi 5-6 anni: secondo Gartner nel 2020 l’IoT riguarderà un numero di device compreso tra i 26 e i 33 miliardi – conteggiando anche dispositivi come smartphone e tablet. Un mercato gigantesco e sconfinato che, sempre secondo le stime della nota multinazionale, è destinato a generare nell’economia globale un valore aggiunto, ovvero i ricavi ottenuti dalla vendita e utilizzo dei servizi IoT, di circa 1.9 trilioni di dollari .

internet-of-things-IoTLa strada sembra quindi tracciata, alle aziende occorre esclusivamente seguire la rotta prestabilita e lanciarsi nel  promettente business dell’IoT per avere un roseo futuro, almeno in teoria. Niente è così facile nel mondo dell’economia e gli imprevisti sono dietro l’angolo. Buona parte degli attori che prevedono di o hanno già iniziato a considerare l’IoT si sono concentrati quasi esclusivamente sulla realizzazione di tecnologie hardware proprietarie, come i “sensori”, senza prendere in considerazione l’idea di confrontarsi intorno ad un tavolo e progettare lo standard per il futuro che verrà: in base alle premesse appena accennate, lo scenario che si profila è quindi un IoT frammentato e suddiviso in una miriade di micro o macro mondi, ognuno contraddistinto dalla propria piattaforma hardware dedicata.

E si giunge quindi al perchè il segreto per competere nell’internet delle cose sia la standardizzazione e non la frammentazione, i servizi e non, a discapito del nome, le cose (hardware): semplicemente sarà lo stesso mercato generato dall’IoT a imporlo. Il cambiamento interesserà sia i venditori di servizi che, soprattutto, i costruttori di hardware.

I primi, sobbarcati da una miriade di “linguaggi” derivanti dalla frammentazione accennata precedentemente, spingeranno verso protocolli di comunicazione in grado di interpretare e capire il numero più elevato possibile di standard avviando, di fatto, il processo di inglobamento delle varie realtà e il conseguente accrescimento dell’universo IoT e del business ad esso correlato. I secondi, giocoforza , realizzeranno di non essere più in grado di basare la loro attività esclusivamente sulla fabbricazione hardware e dovranno adattarsi, puntando anch’essi al settore dei servizi e alla ricerca di un linguaggio comune, pena la perdita di competitività e l’inevitabile esclusione dal mercato.

A grandi linee è questo quello che attende i principali player dell’IoT: siamo tuttavia nella fase iniziale, embrionale, del business al quale abbiamo dedicato l’articolo e tutto è ancora possibile.