Ubuntu tra cloud e mobile. Può diventare uno dei leader del mercato?

La presenza sul cloud del sistema di Canonical è sicuramente importante e ancora c'è da vedere come si comporterà la parte mobile del sistema. Le potenzialità per una forte crescita sembrano esserci, ma anche alcuni dubbi.

Ha fatto parlare molto di sé il recenta lancio di Ubuntu nel mondo smartphone, dopo aver anche rilasciato non da molto Ubuntu for Android. Sebbene siano pochi i modelli che ufficialmente possano garantire la portabilità, l’hype nel mondo tech è stato piuttosto alto. Purtroppo per Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical, al momento il mondo mobile vede il forte predominio di Android ed iOS ed attualmente gli spiragli di mercato lasciati da questi due colossi sono veramente esigui. Tuttavia una ragione possibile per tutto l’interesse scatenato risiede alla base dell’ambiente Ubuntu. Lo sforzo degli sviluppatori di Canonical è stato, ed è tutt’ora, di mantenere un’omogeneità in tutti i propri prodotti. Questo essenzialmente sta a significare che sulle macchine su cui è possibile far girare Ubuntu, dai server ad alta performance agli smartphone, fino ai datati computer di diversi anni fa, il core rimane sostanzialmente identico.

Ed è anche per questo motivo se sembra che Ubuntu possa puntare forte sul mondo cloud. Indubbi infatti, sono i vantaggi nell’avere una struttura come questa. In più, attualmente il sistema Ubuntu è di gran lunga il più utilizzato su Amazon Elastic Compute Cloud (EC2) , facente parte della piattaforma Amazon Web Services. A livello percentuale stiamo parlando di numeri intorno al 52%, contro per esempio l‘8,5% registrato da Windows, di AMIs (Amazon Machine Images).

Un ulteriore vantaggio che Ubuntu può sostenere nel mondo cloud è la già ben avviata presenza su OpenStack. Il sistema di Canonical infatti è stato uno tra i primi a entrare su questa piattaforma e, a testimonianza del buon lavoro svolto, può reclamare di essere stato nominato due anni fa il principale host e guest OS sul cloud OpenStack di HP. Una delle speranze di Ubuntu è che grosse compagnie hi-tech, con aspirazioni di competizione nei riguardi di AWS, possano investire molto su OpenStack, vedendo conseguentemente Ubuntu come un importante risorsa. Lo stesso Shuttleworth, ritiene questa una chiara possibilità di crescita per il proprio gruppo, ritenendo il suo sistema estremamente versatile e semplice per questo scopo. Di sicuro al momento nulla è già stato scritto e probabilmente si assisterà nel prossimo futuro ad una competizione feroce per il mercato del cloud. Rimane da vedere quale ruolo Ubuntu giocherà.

E’ da tenere in considerazione anche il fatto che su Ubuntu pesa il fatto di non essere mai stata troppo trasparente nei confronti degli utili dichiarati. Non essendo una società attualmente quotata in borsa, Canonical non ha obblighi così stringenti per quanto riguarda la dichiarazione dei propri utili. In più, il modello di business impostato dalla compagnia di Shuttleworth è legato al fatto di fornire assistenza e manutenzione a pagamento agli utenti del proprio sistema, che invece rimane libero e gratutito. Nessuno, all’esterno della compagnia, ha delle stime certe su quanto sia il dato economico certo sul valore di questo mercato e quanti utenti paghino effettivamente questi servizi; così come nessuno può conoscere quanti investimenti personali lo stesso Shuttleworth ha immesso per alimentare i conti. Una situazione onestamente preoccupante per diversi analisti, per il quale un’azienda che voglia appoggiarsi a Ubuntu deve avere la necessaria conferma che Canonical rimanga al vertice per un tempo ragionevolmente lungo.

Concludendo, quello che si può dire è che sicuramente il sistema è in crescita, ma se vuole diventare uno dei leader del mercato tecnologico mondiale deve obbligatoriamente rispondere a queste perplessità che molti pongono, oltre a continuare con le sue strategie.