Visita alla webfarm di Aruba

Il report completo della prima visita di HostingTalk.it riguardante il progetto webfarm tour. All'interno del report le foto e le informazioni complete sulla Webfarm di Aruba Stefano Cecconi e Marco Grassi ci hanno accompagnato durante il tour e spiegato il funzionamento e la gestione dell'intera struttura. A quasi un mese dalla nostra visita alla webfarm di Aruba, ecco il report completo di foto e informazioni.

Il report completo della prima visita di HostingTalk.it riguardante il progetto webfarm tour. All’interno del report le foto e le informazioni complete sulla Webfarm di Aruba Stefano Cecconi e Marco Grassi ci hanno accompagnato durante il tour e spiegato il funzionamento e la gestione dell’intera struttura.

A quasi un mese dalla nostra visita alla webfarm di Aruba, ecco il report completo di foto e informazioni. Come leggerete è il primo di una serie che abbiamo in programma e che seguiranno, salvo eccezioni, lo stesso iter di elaborazione e trattazione.

Di seguito i punti trattati nell’articolo, consiglio vivamente la lettura in sequenza dei singoli punti, dato che abbiamo deciso di esporre la visita seguendo effettivamente i diversi momenti della giornata.

  • La prima visita di una serie
  • In viaggio verso Arezzo
  • Arrivo ad Arezzo e tour in webfarm
  • Tu per Tu con Stefano Cecconi
  • La storia di un successo
  • Shared Hosting Aruba: “Abbiamo fatto una scelta”
  • Virtualizzazione: la nuova offerta di server virtuali Aruba
  • Dedicati e Housing
  • Considerazioni

Alcuni dati riassuntivi sulla webfarm di Aruba SPA:

Collocazione: Arezzo, Italia (Farm proprietaria)

Estensione : Edificio su due piani, per un totale di 2000mq

Connettività: 14Gbit/s

Tipologia di servizi ospitati: Shared, Dedicati, Housing

  • La prima visita di una serie

datacenter.jpgSu HostingTalk.it lo avevamo progettato fin dall’inizio, nei nostri colloqui ne abbiamo sempre discusso della possibilità di visitare le webfarm italiane, alla scoperta di tecnologie e strutture che non hanno spazi riservati sul web italiano. Se all’inizio si trattava solo di un progetto, da poco abbiamo deciso di concretizzarlo, iniziando a contattare le prime webfarm per prenotare e organizzare le visite.

Un datacenter è per noi qualcosa di “completo”, ci dà la possibilità di confrontare le offerte, le strutture, e le tecnologie di cui discutiamo giornalmente sul nostro portale, con la realtà, con i problemi e le soluzioni che vengono adottate per ospitare milioni di siti web.

Si tratta di un progetto a lungo termine, non penso riusciremo a visitare entro l’anno tutte le farm italiane, sia per problemi logistici, sia per problemi temporali sarebbe del tutto impossibile. Per ogni visita siamo logicamente presenti sia io sia Luca, portatile alla mano, navigatore satellitare in macchina, una piccola digitale per qualche foto e si parte.

Oggi il reportage della prima visita del tour, abbiamo scelto Arezzo, sede del datacenter di Aruba SPA, società leader in Italia nel settore webhosting.

Nelle prossime pagine tutte le foto e le informazioni sulla nostra visita.

In viaggio verso Arezzo

  • In viaggio verso Arezzo

Ultimamente abbiamo collaborato su diversi fronti con Aruba, iniziata con un’intervista a Stefano Cecconi, la nostra collaborazione ci ha poi portato ad un’iniziativa per la prova e il testing dei server virtuali Aruba, da poco lanciati dall’azienda.

Abbiamo preso la palla al balzo, accettato l’invito di Stefano a visitare la farm di Aruba, e ci siamo messi in viaggio verso Arezzo.

La visita era programmata per Giovedì 27 Settembre, partenza da Bellaria (sede ufficiale di HostingTalk! poi vi racconto un po’ di aneddoti sul pre-viaggio!) alle ore 8.00, piccola sosta fuori paese per un veloce caffè con brioche, e il nostro navigatore ci stava già guidando verso via Ramelli 8, zona industriale di Arezzo.

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130Km di viaggio, io e il mio collega a discutere del nostro caro HostingTalk.it, paesaggio bellissimo e un paio di ore dopo eccoci parcheggiati davanti alla farm di Arezzo, un po’ in anticipo rispetto al previsto.

Arrivo ad Arezzo e tour in webfarm

  • Arrivo ad Arezzo e tour in webfarm

Sono le 10.00, scendiamo e iniziamo a guardarci attorno, la farm si trova nella zona industriale di Arezzo e, almeno esteriormente sembrerebbe di piccole dimensioni, niente di più falso, l’ingresso smentisce subito ogni nostro dubbio.

Suoniamo al citofono e dopo pochi minuti un ragazzo viene a farci strada, indossa una polo nera con la scritta “Aruba.it”, per noi la conferma di essere nel posto giusto! “Siamo in anticipo” dico a Luca, ed effettivamente Stefano non è ancora arrivato in farm, ad accoglierci troviamo Marco Grassi, responsabile della webfarm di Arezzo.

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Il primo piano della farm, ai lati le due sale dati.

Noi intanto ci guardiamo attorno, l’ambiente è sicuramente affascinante, la webfarm è posizionata su due piani, al primo piano si trova il centro operativo(NOC), le sale dati dove sono posizionati i server (in seguito vedremo meglio la disposizione) i magazzini e gli uffici dove lavora il personale.

Facciamo notare a Marco che effettivamente la colpa è nostra, siamo in clamoroso anticipo, e lui molto gentilmente ci propone di farci visitare la webfarm, ottimo per noi che non aspettavamo altro.

Qualche dato generale sulla webfarm di Aruba: dislocata su due piani, piano terra e primo piano, per un totale di 2000mq, è situara in Via Ramelli 8, nella zona industriale di Arezzo.

Il centro della farm è situato al primo piano, dove come detto, sono situati gli uffici, il laboratorio e due sale dati, al piano inferiore è situata una terza sala dati e la sala dei quadri elettrici, oltre a due uffici commerciali, un secondo NOC ed un secondo laboratorio.

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Panoramica degli uffici posti al primo piano

Dal piano terra, una rampa di scale e un ascensore portano al secondo piano, in fondo ai due corridoi gli uffici e la sala per il monitoraggio della farm; ogni ingresso, che si tratti di sala dati o di uffici è protetto da un sistema di riconoscimento delle impronte digitali, per cui solamente il personale Aruba ha accesso ad esse.

Mentre ci accingiamo ad entrare nella prima sala, la temperatura ci ricorda che siamo in una webfarm! L’organizzazione all’interno è esemplare, al primo piano un corridoio ci guida lungo le due sale dati disposte sui lati, in fondo, come detto la sala che ospita il centro di controllo della farm, una 20ina di sistemisti che monitorano costantemente la farm e i server, oltre ad occuparsi della risoluzione diretta dei problemi segnalati sulle macchine dall’help desk.

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In fondo il NOC posizionato al primo piano.

Ogni sistemista ha una propria postazione, due schermi lcd, un telefono e gli occhi costantemente fissi sulle linee rosse che identificano su 3 lcd i problemi urgenti da risolvere. Marco ci spiega che nella stessa sala è anche presente il monitoraggio per quanto riguardo la sicurezza, energia e climitizzazione.

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Le linee rosse poste sullo schermo centrale identificano i problemi urgenti.

Entriamo nella prima sala dati, qui vengono ospitati i servizi di shared hosting e di posta: davanti a noi un primo blocco di storage EMC2, sono destinati allo storage della sola posta elettronica dei servizi shared, i server di posta sono invece pochi metri più in là, quattro o cinque rack di server Dell.

Così come per la posta, vedremo poi nei prossimi paragrafi che Aruba ha scelto di organizzare i propri server in cluster con sistemi di bilanciamento automatico del carico, mentre lo storage dei dati, è affidato agli storage EMC 2, equipaggiati con dischi da 300 gb a 10k rpm per lo shared hosting e da 146gb a 15k rpm per lo storage della posta.

Continuiamo a girare in mezzo a file di rack e a decine di server, e non possiamo fare a meno di notare che l’organizzazione all’interno delle sale è impeccabile, non ci sono cavi sparsi o non collegati come ci è successo di vedere altrove e lo stesso Marco, un po’ scocciato, si lamenta di uno sportello dei rack lasciato aperto: “questi dovrebbero essere sempre richiusi!” spiega rivolgendosi a noi. Si tratta di una buona abitudine, che dovrebbe essere la regola in tutti i datacenter, anche se purtroppo la realtà è ben differente.

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Tutti i server, nella sala dati del primo piano, ma anche nelle altre, sono esclusivamente Dell, Marco ci mostra una piccola partita di server HP che verranno sostituiti a breve. Niente viene lasciato al caso, e in Aruba tengono molto a sottolineare come il cambio delle macchine avvenga regolarmente, ogni tot tempo le macchine vengono dismesse e sostituite con hardware nuovo, questa la ragione per cui Aruba dispone anche di numerose offerte di hardware usato.

La prima nostra domanda è se l’assistenza sull’hardware venga effettuata dal fornitore o svolta in casa, Marco coglie l’occasione per mostrarci una parte della sala dove vengono poste le scorte hardware, per ogni modello di server c’è un numero predefinito di macchine nuove, pronte ad entrare in funzione nel caso di guasti o semplicemente per la sostituzione di pezzi.

Ogni qual volta il numero di macchine presenti in magazzino scende sotto un certo numero (ricordo un cartello indicante la scorta minima di 25 server Dell per tipo) automaticamente viene rifornito il magazzino da un nuovo ordinativo: il motivo, spiega Marco, è semplice, l’assistenza è in grado di intervenire istantaneamente per qualsiasi guasto hardware, sia che richieda la sostituzione diretta della macchina, sia solamente di un singolo pezzo.

La scelta di utilizzare in farm solamente quattro modelli di server è funzionale proprio alla possibilità di averne poi una scorta pronta in magazzino, con una possibilità di rimanere senza pezzi o server prossima allo zero.

Esiste in realtà anche la possibilità di ordinare macchine personalizzate, tuttavia Marco ci ricorda come in questo caso l’assistenza venga effettuata direttamente dal Cliente o dal fornitore hardware, con tempi di intervento, logicamente, superiori, tranne che per i pezzi comuni quali cpu, ram, dischi che vengono comunque sostituiti dai tecnici Aruba su richiesta.

La sala ospita inoltre il servizio di colocation, erogato all’interno degli armadi riconoscibili dalla scritta “Aruba” impressa (quando abbiamo detto a Stefano che pensavamo fosse stata fatta in Photoshop vedendola sul sito, ci ha guardato un po’ male, dal vivo posso assicurare che da un tocco di eleganza non indifferente!).

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Armadi ospitanti i server tower.

La seconda sala al primo piano è invece destinata ai servizi delle aziende acquisite da Aruba, al suo interno solo collacati i server di 9Net, Tol, WebSolutions e altre, oltre ai servizi colocation in rack. Più avanti scopriamo che all’interno della sala sono ospitati i server anche di grandi compagnie di telecomunicazioni italiane e non.

Nel nostro tour interno abbiamo avuto modo di vedere anche i sistemi di raffreddamento e il generatore diesel posti sul retro dell’edificio. Per quanto riguarda invece l’energia utilizzata dalla farm, abbiamo avuto modo di accedere alla sala dei quadri elettrici, posta al pian terreno. Stefano ci ha fatto notare come il consumo in kwatt del sistema di alimentazione dei server e del sistema di condizionamento sia quasi pari durante i mesi estivi, dove la potenza erogata per garantire le basse temparature della farm supera addirittura quella erogata per l’alimentazione delle macchine.

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Tu per Tu con Stefano Cecconi

  • A tu per tu con Stefano Cecconi

Terminato il nostro tour in webfarm, siamo già da qualche decina di minuti nell’ufficio centrale del primo piano, aspettando l’arrivo di Stefano in farm. Io e Luca ci aspettiamo un amministratore delegato del modello classico, giacca e cravatta e 24ore, rimaniamo per cui un po’ imbarazzati quando vediamo arrivare Stefano, jeans, camicia e borsa, ci saluta e si siede con noi al tavolo.

Giovane e sportivo, il CEO di Aruba ce lo immaginavamo davvero diversamente, ma è sicuramente un bene, Stefano infatti è davvero una persona alla mano. Iniziamo a parlare del più o del meno, Marco ci ha già mostrato tutto all’interno della farm, parliamo con Stefano di svariati argomenti del settore hosting, non ultimo il discorso delle acquisizioni.

La mia curiosità mi spinge a chiedere quali siano i motivi delle acquisizioni di tante aziende del settore: la risposta mi sorprende, Stefano ci spiega che la maggior parte delle aziende si mette in contatto per cercare un’acquisizione, soprattutto quando la situazione è già da tempo difficile, così ci dice è avvenuto per molte delle acquisizioni, sulle quali preferiamo non soffermarci.

Stefano ha un’idea ben chiara del settore e di come funzionano le cose al suo interno, “solitamente il punto critico per un’azienda di questo settore sono i 15.000 clienti” ci dice spiegando la ragione per cui molte compagnie di hosting non riescono più a gestire l’attività e mettono in vendita il parco clienti.

Continua “La questione e’ che a quelle quantita’, o si inizia ad investire seriamente in personale e struttura oppure l’azienda inizia a perdere colpi. L’alternativa agli investimenti e’ monetizzare vendendo l’azienda o il parco clienti.”

Nella maggior parte dei casi si tratta di un problema di gestione, portata avanti in modo sbagliato o senza le risorse necessarie, in altri casi i problemi sono di carattere finanziario, e l’acquisizione è l’ultima spiaggia per la salvezza. Ci parla di qualche esempio, dove Aruba ha acquisito la società riorganizzando poi completamente la struttura e la gestione.

Chiedo come vengano poi gestite le società acquisite: in quelle dove è possibile, mi spiega Stefano, si cerca di mantenere le sedi e il personale che già lavorava all’interno della compagnia, nelle altre invece spesso è obbligatorio inglobare tutto all’interno del sistema di Aruba; società come 9Net, Tol,Widestore, continua Stefano, avevano alle spalle già un’organizzazione stabile che è stato possibile mantenere, in molte altre, senza strutture fisse o precise organizzazioni all’interno della compagnia, rimane quasi impossibile mantenere una struttura autonoma.

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Parliamo con Stefano anche del mercato italiano, gli chiediamo quali siano le sue impressioni e lui non ha un attimo di esitazione: a rovinare il settore, dice chiaramente, sono i privati o le piccole aziende che si improvvisano nel settore, con offerte improponibili e assistenza tutto fuorchè che professionale, parliamo con lui anche di qualche caso italiano sui quali dice “avrebbe molto da dire”. Non possiamo che concordare con lui, tutte osservazioni che si fanno di continuo nel panorama hosting italiano. Parliamo anche di competitività, ed è lui stesso a riconoscere che si tratta di un settore dove la concorrenza è sempre più spietata, i margini di guadagno si assottigliano sempre più e al contempo, l’assistenza e il servizio devono sempre essere impeccabili.

Nel corso della giornata abbiamo avuto modo di affrontare anche altri argomenti, primo fra tutti l’aggiornamento costante dell’azienda, Cecconi sotto questo punto di vista incarna il vero spirito da imprenditore, ci dice che potrebbe tranquillamente risparmiare aumentando il periodo di impiego delle macchine, rinunciando a molte assunzioni, ma arriverebbe di fatto ad avere un servizio scadente e tecnologicamente obsoleto, noi non possiamo che essere concordi con lui.

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Sinceramente ci saremmo aspettati anche un diverso approccio con il proprio lavoro, è sempre piacevole invece sapere che lui stesso interviene nelle questioni tecniche (rimane pur sempre un sistemista! questo ce l’ha fatto capire!) e Marco stesso ogni tanto gli accenna a qualche questione puramente tecnica, noi con le orecchie alzate ascoltiamo tutto e riportiamo!

Giungiamo al discorso Aruba, Stefano si lamenta delle voci che spesso marchiano Aruba come un servizio scadente, l’infrastruttura che vediamo, dice, dovrebbe smentire tutto ciò e, sicuramente, in parte è cosi, ma è lui stesso ad ammettere che visto il parco clienti dell’azienda, una piccola percentuale di scontenti è del tutto normale: “solo gli scontenti scrivono, ne bastano pochi per dare un’impressione sbagliata”.

Abbiamo parlato anche delle varie aziende del settore, Stefano sembra avere sufficienti conoscenze su tutte più o meno, ci racconta qualcosa, ma difficilmente si sbilancia, ci fa intendere che quello che succede al di fuori di Aruba è secondario per lui, insomma, sembra che non lo riguardi direttamente: la sensazione forte che abbiamo avvertito è quella di un amministratore che ha ben chiaro dove voglia spingere la propria azienda, quali obiettivi raggiungere e in quali tempi, forse per questo presta poca attenzione anche ai fatti, seppur rilevanti, che accadono sul mercato.

Personalmente, noto quella “fermezza” su certe idee e su certi fatti che già nella nostra intervista era emersa e che, a colloquio diretto, si fa sicuramente notare.

Inutile dire che a questo punto la mattinata per noi è conclusa, la proposta è quella di una “mangiata di carne”, rientriamo in farm solamente verso le 14.00.

La storia di un successo

  • La storia di un successo

Quando la mattina siamo giunti in farm più volte ho chiesto a Marco qualche dato, ma mi ha sempre detto di chiedere poi a Stefano, i numeri di casa Aruba sono di sua responsabilità. Effettivamente Stefano Cecconi ha saputo chiarirci bene cosa sia Aruba, come sia arrivata a questo livello e cosa sia il futuro per l’azienda.

Parliamo di spazio illimitato, argomento da sempre scottante per noi quanto per chi lavora in questo settore, Aruba è divenuta oramai un simbolo di questo concetto, dato che il suo piano base di shared hosting offre proprio spazio illimitato e traffico illimitato. Quando accenno al discorso, faccio notare che la maggior parte delle critiche che Aruba riceve sono spesso dovute proprio a questa offerta, Stefano mi interrompe subito dicendo “attenzione, illimitato, non infinito, sono due cose diverse”, ed effettivamente il discorso quadra, anche se rimane chiaro per entrambi che non esistono risorse illimitate che è possibile dare al cliente: su qualsiasi macchina, il limite teorico non è un problema quanto lo è invece quello fisico, il server infatti ha limiti hardware fisici che non consentono di sfruttare illimitate risorse.

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In realtà per Aruba non si è sempre trattato di hosting a spazio illimitato, Stefano ci racconta che prima di lanciare questa offerta, “Aruba era come le altre” si chiamava TechNet, il settore hosting era agli esordi (parliamo della fine degli anni 90) e “il cliente pagava le sue 500mila lire per il servizio annuale”, Aruba aveva circa 3000 clienti e, come dice il suo fondatore, il parco clienti era per lo più composto da aziende e professionisti, target in cui i ricavi sono sicuramente più elevati, e i margini di guadagno sicuramente maggiori.

La scelta di allargare il proprio bacino d’utenza giunge in concomitanza con lo sviluppo di un’infrastruttura adeguata, che effettivamente consente di offrire lo stesso servizio di allora ad un prezzo nettamente inferiore. L’infrastruttura avanzata sembra essere la vera chiave di successo di Aruba, tutti al suo interno ne sono convinti, lo stesso Marco Grassi pochi minuti prima tra le file di server ci diceva “vedete qui la potenza non manca”, quasi a rimarcare che Aruba poteva permettersi benissimo di offrire spazio e traffico illimitato, vantando una quantità di risorse e una struttura di prim’ordine.

Aruba oggi è un colosso del settore, non solo italiano, ha webfarm anche in Repubblica Ceca e quella che visitiamo noi è solo la webfarm italiana, l’amministrazione, l’assistenza ai clienti, il settore marketing e ricerca e sviluppo sono a Soci, un paese a 40 Km da Arezzo, dove si trova anche l’ufficio di Stefano Cecconi.

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Al piano inferiore, la sala contenente i quadri elettrici.

L’azienda è in continua crescita, al primo piano della webfarm di Arezzo a breve saranno modificate le disposizioni dei locali per accogliere nuovo personale, e una seconda webfarm è già in costruzione, è grande il doppio di quella attuale.

A pranzo Stefano e Marco ci parlano anche della carenza di personale con cui “lottano” giornalmente, l’azienda potrebbe espandersi ulteriormente, ma trovare personale qualificato è divenuto difficile, Marco ci racconta che ora, nella speranza di trovare nuove persone, hanno deciso anche di avviare dei corsi interni per la formazione del personale, sistemisti in primis: lui stesso sottolinea che sia l’ultima decisione presa, a fronte anche del fatto che molte figure che si presentano non hanno le conoscenze “minime” richieste per la professione, così ci racconta di colloqui a ragazzi neodiplomati in cui chiede di descrivere quale computer abbiano a casa, cosa sia il sistema DNS o il protocollo TCP/IP.

Affermazioni che ci lasciano di stucco, il settore, almeno qui è tutt’altro che in crisi, il vero problema, non lo avremmo mai detto, è trovare impiegati.

Per lo stesso motivo sembra che Aruba non decida di avviare servizi managed sulle proprie macchine, il progetto potrebbe esser avviato, ma Cecconi ci dice che non avrebbe abbastanza persone da impiegare per seguire le richieste, e dovrebbe di fatto andare a toglierle poi da altri dipartimenti, danneggiandone il funzionamento. Ribatto, sarebbe ideale affidarsi ad un’azienda esterna che gestisca solamente questo aspetto, ma Aruba sembra voler mantenere tutto in casa, e obietta subito dicendo che poi probabilmente si troverebbe a gestire problemi al di fuori del suo raggio d’azione.

I numeri dell’azienda sono da leader, almeno nel mercato italiano, parliamo di circa 1000 nuovi account registrati ogni giorno, 1 milione di clienti e una continua espansione sia tecnica sia commerciale, con l’assunzione di nuovi dipendenti e l’espansione dello spazio dedicato ad ospitare i server.

Il mercato oggi vanta soluzioni simili a quelle offerte da Aruba, all’estero sono presenti servizi equivalenti, in Italia soluzioni che offrono spazio illimitato ad un prezzo molto simile a quello di Aruba: il successo dell’azienda è dovuto anche alla lunga esperienza e agli anni di presenza sul mercato, che oramai collocano Aruba come primo punto di riferimento per chi è alla ricerca di una soluzione per ospitare il proprio sito web.

Shared Hosting Aruba

  • Shared Hosting Aruba

L’hosting condiviso è il main business di Aruba, la sua offerta di spazio e traffico illimitato a poco più di 20 euro annuali è ormai molto conosciuta, e i nuovi clienti che approdano sono per lo più utilizzatori del servizio di shared hosting.

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Nel corso della nostra visita abbiamo avuto modo di appurare che la gestione di un numero così vasto di clienti richiede, almeno per il settore condiviso, delle strutture organizzate e complesse, sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista della gestione.

Come pensavamo, il carico e la distribuzione dei siti sulle diverse macchine avviene tramite un sistema di load balancing, e attraverso l’utilizzo di procedure che consentono lo spostamento dei singoli siti sui diversi nodi.

Partiamo però dal principio, cercando di fare luce sulla struttura.

La sala decretata ad ospitare il servizio shared si trova al primo piano, e al suo interno, appena entrati non abbiamo potuto fare a meno di notare i numerosi server che gestiscono solamente servizio di posta, a fianco agli storage EMC2 che si occupano invece di ospitare direttamente i dati e le email degli account .

Altri armadi di server sono invece destinati ai server MySql, identificati da una etichetta indicante anche il numero del server e il servizio in esso presente. La gestione dello shared è per cui distribuita a seconda del servizio, e lo stesso storage dei dati non avviene direttamente sui server ma sempre su armadi EMC2, equipaggiati con HD da 146 o 300GB a 10k RPM di velocità: Marco ci spiega che ogni armadio costa centinaia di migliaia di Euro, sono soluzioni tra le più costose, ma sono state scelte perchè difficilmente presentano problemi o mettono a rischio i dati, fattore essenziale, che unito anche alla mole di terabyte che sono in grado di ospitare, ci fa capire come sia possibile per Aruba, parlare di spazio illimitato.

Mentre guardiamo gli storage, Luca chiede i motivi per cui attualmente l’hosting condiviso su piattaforma Linux, almeno apparentemente, risulta più performante di quello Windows, e Marco prontamente ci spiega che è un problema solamente tecnico: lo shared linux è stato completamente migrato sul nuovo storage, mentre quello Windows non ancora, a causa di alcuni problemi legati all’utilizzo di IIS, che tuttavia dovrebbero risolversi con l’implementazione della nuova versione. Inoltre le macchine Windows non sono ancora state migrate sui nuovi server Dual Quad-Core su cui invece sono ospitati già da tempo gli account linux. Effettivamente anche da nostri molti utenti è stato riscontrato negli ultimi tempi un forte miglioramento dell’hosting linux, non riscontrato invece per quello Windows, che come confermato, non gode ancora pienamente della nuova struttura.

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Storage destinati ai servizi shared.

Abbiamo voluto parlare con Stefano anche del carico dei server che ospitano lo shared hosting, chiedendo direttamente a lui quanti siti vengono ospitati per macchina, domanda che spesso ci sentiamo rivolgere direttamente sul nostro forum e a cui, per qualsiasi provider, risulta difficile rispondere. Nel caso di Aruba, Stefano ci parla di circa 1500 siti per server ospitati al massimo varia a seconda del tipo di hw, 1500 si raggiungono solitamente su un dual quad-core con gestione esterna dei database. Una cifra che avremmo pensato superiore; ci spiega anche che la gestione del carico avviene quasi tutta in modo automatico, i siti che occupano più risorse vengono spostati su altre macchine, in base all’analisi di valori come il traffico e le visite infatti il sistema identifica i siti che richiedono maggiori risorse.

Questo il motivo per cui spesso sentiamo di siti che generano decine di gb di traffico pur essendo in shared hosting; Stefano ci parla di clienti che usano anche 4/5mpbs di banda, e di altri a cui invece viene consigliato il trasferimento diretto su un server dedicato.

Anche in questo discorso bisogna tenere presente che molti sono i clienti che usano il servizio come semplice storage, molti invece quelli che hanno account ospitanti solo piccoli siti statici, di fatti ininfluenti sul carico delle macchine.

Chiedo a Marco se in casi particolari si proceda anche alla individuazione e allo spostamento manuale dei clienti che con i loro siti generano problemi o traffico in eccesso: mi dice di si, si tratta di casi particolari, in cui spesso i problemi sono dovuti principalmente a script mal realizzati o a numeri particolarmente alti, in questi casi si cerca di spostare il sito su altri server più scarichi o nei casi estremi, si consiglia al cliente l’acquisto di una soluzione dedicata.

Virtualizzazione: la nuova offerta di server virtuali Aruba

  • Virtualizzazione, la nuova offerta di server virtuali Aruba

Le vps di Aruba sono un servizio che negli ultimi mesi ha fatto molto discutere, non diversamente da quanto ha fatto nel settore shared, Aruba è entrata in quello virtuale con un’offerta lowcost, due versioni, basic e professional e un approccio che vuole mostrare il prodotto come evoluzione di un servizio condiviso, non come sostituzione di un server dedicato.

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I server che ospitano il servizio di server virtuali Aruba.

Nella visita ad Arezzo volevamo sapere di più sui VPS Aruba, a fronte anche di mesi di discussioni sul nostro forum, sul blog e sul portale. Curiosa la scelta di Aruba di appoggiarsi a Swsoft e al software Virtuozzo, prodotto inaugurato in Italia da Ngi con il servizio Virtuo, esperienza negativa che ha segnato anche il nome della piattaforma di virtualizzazione utilizzata. La scelta di Aruba rimane per ciò, agli occhi di chi lavora nel settore, apparentemente “rischiosa”.

Per capire la scelta di Aruba bisogna entrare nell’ottica di un servizio che deve essere una naturale evoluzione del servizio condiviso, in quest’ottica ce lo hanno esposto anche Stefano Cecconi e Marco Grassi.

La piattaforma Virtuozzo è strettamente dedicata all’utilizzo per applicazioni webhosting, il livello di virtualizzazione utilizzato non consente infatti di utilizzare il proprio server virtuale per qualsiasi genere di applicazione.

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Aruba ha deciso di offrire una soluzione virtuale che non mirasse a sostituire le soluzioni dedicate, ma che consentisse maggiori libertà di azione al cliente rispetto ad un hosting condiviso: per questo motivo il costo finale è ridotto, e il servizio è costruito in modo da essere utilizzato solo per il webhosting. Chiedo a Stefano del firewall applicato al servizio, e mi conferma che la decisione è stata presa proprio per ridurre al minimo la possibilità che gli utenti installassero applicazioni in grado di rendere instabile la piattaforma; il Ceo di Aruba ci spiega anche che non hanno mai pensato di fatto ad un prodotto di stampo altamente professionale, da proporre come sostituzione dei server dedicati, in quanto, a suo parere, un confronto reale fra i due non è possibile.

Concordiamo, anche se attualmente ci sono piattaforme sviluppate per l’ambiente mission critical, che hanno però costi alti, lontani da quelli che la politica di Aruba ha deciso di privilegiare.

Chiedo a Stefano come avvenga la gestione della piattaforma Virtuozzo, sapendo che già Ngi riscontrò, a suo dire, problemi tecnici gravi con l’assistenza e con la piattaforma utilizzata; Aruba ha deciso per questo motivo di “gestire in proprio” il servizio, Stefano mi spiega che hanno assunto direttamente tre tecnici di Swsoft che seguono e sviluppano il servizio. Ci sembra evidente che anche per il servizio virtuale Aruba voglia rimanere autonoma, con la possibilità di risolvere i problemi e sviluppare nuove soluzioni sempre “dentro le proprie mura”.

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Su ogni macchina un’etichetta indica la tipologia di VPS ospitate.

Marco Grassi, che si è occupato in prima persona dello sviluppo del servizio virtuale, ci mostra i server che ospitano le VPS. Sono collocati al piano terra della webfarm, e come per gli altri servizi, anche in questo caso si tratta di server Dell, dislocati su 4 diversi armadi, divisi per sistema operativo. Notiamo subito come i server dedicati alle Vps Windows (nella versione Pro in particolare) siano presenti in maggior numero, sensazione che ci viene confermata direttamente da Marco. Per noi si tratta di un dato interessante, il costo ridotto rende possibile infatti l’acquisto del server anche con sistema operativo Windows, soluzione che su server dedicati richiede un esborso non indifferente per i costi di licenza.

Vengono attivate circa 20 nuove VPS ogni giorno, segno che il servizio funziona, anche se ci è sembrato chiaro che per Aruba si tratta di un servizio ancora in fase di avvio: per ora non sono previsti particolari sviluppi del servizio, Marco mi conferma però la possibilità di un aumento di alcuni parametri, come lo spazio disco, qualora ci sarà una effettiva richiesta.

Aruba fa ancora parte di quella parte di aziende che reputa la virtualizzazione un servizio aggiuntivo, non certo primario o sostitutivo delle soluzioni dedicate. Un punto su cui sicuramente non si può obbiettare, ma che deve essere considerato considerando diversi fattori, non ultimo il target di utenza a cui ci si rivolge, nel caso di Aruba è evidente lo sforzo per rendere le vps accessibili agli stessi clienti che normalmente acquistano il servizio shared.

Server Dedicati e Housing

  • Server dedicati e Housing

Nulla da dire di rilevante sul servizio di server dedicati offerto da Aruba. Come è noto il servizio di un’assistenza tecnica sicuramente migliore rispetto a quella fornita per lo shared hosting, in quanto i clienti vengono spesso messi in collegamento direttamente con i tecnici sistemisti presenti all’interno della webfarm. Anche per quanto riguarda il settore dedicato, la scelta di Aruba mira a standardizzare il servizio, abbiamo infatti già detto come il numero di tipi di server sia ridotta per consentire scorte di magazzino e tempi di intervento ridotti davvero al minimo. I servizi dedicati e di colocation vengono erogati sia attraverso server in rack, sia attraverso server in formato tower.

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Laboratorio posto al primo piano della farm, accanto al NOC.

Aruba ospita all’interno delle sue sale dati anche servizi particolari, Stefano ci parla di aziende e multinazionali che collocano nella farm di Aruba alcuni dei propri server o prendono servizi di posta, web, etc in completo outsourcing. Per quelle dimensioni Aruba effettua anche servizi full managed: mentre rientriamo in webfarm un tecnico sta trasportando in sala dati due nuovi firewall destinati proprio a uno di questi clienti “d’eccezione”.

Considerazioni

  • Considerazioni

La nostra visita ad Aruba è stata sicuramente un’esperienza interessante, si tratta di una delle migliori infrastrutture tecnologiche presenti sul territorio italiano ed escluderla dalla panoramica dei datacenter italiani sarebbe sicuramente un errore. Abbiamo avuto la netta impressione che la gestione interna consenta una migliore gestione della webfarm stessa, delle procedure, e delle tecnologie utilizzate, fattore che non sempre si riscontra nelle webfarm, magari più grandi, dedicate anche alla rivendita di sale e servizi ad altri hosting provider. Nel futuro di Aruba ci sarà anche questo, la nuova webfarm, da quanto abbiamo appreso, dovrà consentire anche l’acquisto di sale e spazi accessibili separatamente ai clienti.

Ringraziamo Stefano Cecconi e Marco Grassi per la disponibilità e l’accoglienza che ci hanno riservato, abbiamo visto in Aruba una struttura di cui sicuramente il settore italiano del webhosting deve andare fiero.

Testi a cura di Stefano Bellasio per HostingTalk.it