Visita alla webfarm di Aruba

Il report completo della prima visita di HostingTalk.it riguardante il progetto webfarm tour. All'interno del report le foto e le informazioni complete sulla Webfarm di Aruba Stefano Cecconi e Marco Grassi ci hanno accompagnato durante il tour e spiegato il funzionamento e la gestione dell'intera struttura. A quasi un mese dalla nostra visita alla webfarm di Aruba, ecco il report completo di foto e informazioni.

Tu per Tu con Stefano Cecconi

  • A tu per tu con Stefano Cecconi

Terminato il nostro tour in webfarm, siamo già da qualche decina di minuti nell’ufficio centrale del primo piano, aspettando l’arrivo di Stefano in farm. Io e Luca ci aspettiamo un amministratore delegato del modello classico, giacca e cravatta e 24ore, rimaniamo per cui un po’ imbarazzati quando vediamo arrivare Stefano, jeans, camicia e borsa, ci saluta e si siede con noi al tavolo.

Giovane e sportivo, il CEO di Aruba ce lo immaginavamo davvero diversamente, ma è sicuramente un bene, Stefano infatti è davvero una persona alla mano. Iniziamo a parlare del più o del meno, Marco ci ha già mostrato tutto all’interno della farm, parliamo con Stefano di svariati argomenti del settore hosting, non ultimo il discorso delle acquisizioni.

La mia curiosità mi spinge a chiedere quali siano i motivi delle acquisizioni di tante aziende del settore: la risposta mi sorprende, Stefano ci spiega che la maggior parte delle aziende si mette in contatto per cercare un’acquisizione, soprattutto quando la situazione è già da tempo difficile, così ci dice è avvenuto per molte delle acquisizioni, sulle quali preferiamo non soffermarci.

Stefano ha un’idea ben chiara del settore e di come funzionano le cose al suo interno, “solitamente il punto critico per un’azienda di questo settore sono i 15.000 clienti” ci dice spiegando la ragione per cui molte compagnie di hosting non riescono più a gestire l’attività e mettono in vendita il parco clienti.

Continua “La questione e’ che a quelle quantita’, o si inizia ad investire seriamente in personale e struttura oppure l’azienda inizia a perdere colpi. L’alternativa agli investimenti e’ monetizzare vendendo l’azienda o il parco clienti.”

Nella maggior parte dei casi si tratta di un problema di gestione, portata avanti in modo sbagliato o senza le risorse necessarie, in altri casi i problemi sono di carattere finanziario, e l’acquisizione è l’ultima spiaggia per la salvezza. Ci parla di qualche esempio, dove Aruba ha acquisito la società riorganizzando poi completamente la struttura e la gestione.

Chiedo come vengano poi gestite le società acquisite: in quelle dove è possibile, mi spiega Stefano, si cerca di mantenere le sedi e il personale che già lavorava all’interno della compagnia, nelle altre invece spesso è obbligatorio inglobare tutto all’interno del sistema di Aruba; società come 9Net, Tol,Widestore, continua Stefano, avevano alle spalle già un’organizzazione stabile che è stato possibile mantenere, in molte altre, senza strutture fisse o precise organizzazioni all’interno della compagnia, rimane quasi impossibile mantenere una struttura autonoma.

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Parliamo con Stefano anche del mercato italiano, gli chiediamo quali siano le sue impressioni e lui non ha un attimo di esitazione: a rovinare il settore, dice chiaramente, sono i privati o le piccole aziende che si improvvisano nel settore, con offerte improponibili e assistenza tutto fuorchè che professionale, parliamo con lui anche di qualche caso italiano sui quali dice “avrebbe molto da dire”. Non possiamo che concordare con lui, tutte osservazioni che si fanno di continuo nel panorama hosting italiano. Parliamo anche di competitività, ed è lui stesso a riconoscere che si tratta di un settore dove la concorrenza è sempre più spietata, i margini di guadagno si assottigliano sempre più e al contempo, l’assistenza e il servizio devono sempre essere impeccabili.

Nel corso della giornata abbiamo avuto modo di affrontare anche altri argomenti, primo fra tutti l’aggiornamento costante dell’azienda, Cecconi sotto questo punto di vista incarna il vero spirito da imprenditore, ci dice che potrebbe tranquillamente risparmiare aumentando il periodo di impiego delle macchine, rinunciando a molte assunzioni, ma arriverebbe di fatto ad avere un servizio scadente e tecnologicamente obsoleto, noi non possiamo che essere concordi con lui.

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Sinceramente ci saremmo aspettati anche un diverso approccio con il proprio lavoro, è sempre piacevole invece sapere che lui stesso interviene nelle questioni tecniche (rimane pur sempre un sistemista! questo ce l’ha fatto capire!) e Marco stesso ogni tanto gli accenna a qualche questione puramente tecnica, noi con le orecchie alzate ascoltiamo tutto e riportiamo!

Giungiamo al discorso Aruba, Stefano si lamenta delle voci che spesso marchiano Aruba come un servizio scadente, l’infrastruttura che vediamo, dice, dovrebbe smentire tutto ciò e, sicuramente, in parte è cosi, ma è lui stesso ad ammettere che visto il parco clienti dell’azienda, una piccola percentuale di scontenti è del tutto normale: “solo gli scontenti scrivono, ne bastano pochi per dare un’impressione sbagliata”.

Abbiamo parlato anche delle varie aziende del settore, Stefano sembra avere sufficienti conoscenze su tutte più o meno, ci racconta qualcosa, ma difficilmente si sbilancia, ci fa intendere che quello che succede al di fuori di Aruba è secondario per lui, insomma, sembra che non lo riguardi direttamente: la sensazione forte che abbiamo avvertito è quella di un amministratore che ha ben chiaro dove voglia spingere la propria azienda, quali obiettivi raggiungere e in quali tempi, forse per questo presta poca attenzione anche ai fatti, seppur rilevanti, che accadono sul mercato.

Personalmente, noto quella “fermezza” su certe idee e su certi fatti che già nella nostra intervista era emersa e che, a colloquio diretto, si fa sicuramente notare.

Inutile dire che a questo punto la mattinata per noi è conclusa, la proposta è quella di una “mangiata di carne”, rientriamo in farm solamente verso le 14.00.