Webfarm tour; Monaco, i datacenter di Level3 e Global Crossing

HostingTalk.it ha visitato due importanti datacenter tedeschi: la serverfarm di Level3, una delle piu importanti compagnie di telecomunicazioni al mondo, e quella di Global Crossing, datacenter collocato nel centro cittadino di Monaco. Nell'articolo tutti i dettagli sulle strutture e sulla connettivita, oltre alle foto scattate durante la visita. Introduzione Prosegue il nostro viaggio per i datacenter italiani ed europei, dopo aver inaugurato il nostro tour con la visita al datacenter di Aruba ad Arezzo, a Novembre 2007 abbiamo deciso di spingerci oltre confine e andare a visitare due datacenter europei, situati a Monaco di Baviera.

HostingTalk.it ha visitato due importanti datacenter tedeschi: la serverfarm di Level3, una delle più importanti compagnie di telecomunicazioni al mondo, e quella di Global Crossing, datacenter collocato nel centro cittadino di Monaco. Nell’articolo tutti i dettagli sulle strutture e sulla connettività, oltre alle foto scattate durante la visita.

Introduzione

Introduzione

dc.jpgProsegue il nostro viaggio per i datacenter italiani ed europei, dopo aver inaugurato il nostro tour con la visita al datacenter di Aruba ad Arezzo, a Novembre 2007 abbiamo deciso di spingerci oltre confine e andare a visitare due datacenter europei, situati a Monaco di Baviera.

La nostra visita alle due strutture è stata resa possibile grazie a Incubatec, società italiana famosa nel nostro paese grazie al brand Server24. Thomas Moroder, CEO della società ci ha accolto nella città bavarese da cui Incubatec eroga i propri servizi, distribuiti sui due datacenter cittadini.

Le premesse del viaggio europeo

Il nostro tour propone la visita delle webfarm presenti sul territorio italiano, abbiamo tuttavia accolto di buon grado l’offerta di Incubatec perchè ci ha dato la possibilità di porre a confronto le strutture e le modalità operative italiane con quelle estere. L’invito di Incubatec ci ha consentito inoltre di avere accesso all’intera struttura, permettendoci una visita dettagliata dell’intero datacenter nel caso di Level3 e una visita quasi completa del datacenter, nel centro cittadino di Monaco, di Global Crossing, quest’ultima è stata ridotta infatti a causa di lavori in corsi all’interno della struttura.

Questa volta il viaggio ha separato me, Stefano Bellasio, e il mio collega Luca Vasini, mentre infatti un aereo mi portava a Monaco, Luca mi raggiungeva in auto direttamente a Monaco città; la città è bellissima, su questo non vi sono dubbi, ci siamo soffermati due giorni in quanto i due datacenter sono abbastanza distanti fra loro e abbiamo preferito dedicare un singolo giorno ad ognuno.

Incubatec, una società dinamica dall’alto potenziale

Incubatec, una società dinamica dall’alto potenziale

incubatec.pngL’idea di visitare i due datacenter bavaresi non è stata nostra, dobbiamo ringraziare Thomas Moroder, CEO di Incubatec, con il quale in uno scambio di email avvenuto a fine Ottobre siamo riusciti ad organizzare la visita, nella prospettiva di mostrarci un tipo di struttura che differisce per molti aspetti da quella italiana.

Incubatec, proprietaria del brand Server24, è una società molto dinamica, è questa la prima parola che mi viene in mente se dovessi descrivere il loro modus operandi, e la conferma la abbiamo avuta vedendo direttamente come lavorano alla gestione dei propri servizi.

Ad accoglierci sono proprio Thomas e il suo collega Marcus; incuriosito chiedo a entrambi quali studi abbiano fatto e come sono approdati alla creazione di una compagnia di hosting: la risposta non ci sorprende ma ci conferma ancora una volta che offrire servizi di questo livello richieda diverse skills e anni di esperienza alle spalle, sia Thomas sia Marcus si sono laureati in informatica a Monaco, ed è lo stesso Thomas a dirmi che le “ossa” lui se le è fatte poi, lavorando come sistemista presso la nota casa automobilista BMW. Lasciata questa esperienza hanno deciso di fondare Incubatec, con sede italiana ma “base operativa” a Monaco, Thomas e Marcus parlano infatti perfettamente tre lingue: tedesco, inglese e italiano. Incubatec offre principalmente servizi dedicati, e i servizi vengono erogati da entrambi i datacenter presso cui Incubatec ha acquisito spazio. Thomas ci spiega inoltre che, grazie a Level3, hanno potuto connettere i due datacenter tra loro con un collegamento da 1Gb, in modo tale da ridondare la connettività e garantire ulteriori servizi, come ad esempio la possibilità di eseguire backup su un datacenter diverso da quello in cui è collocata la macchina.

server24_logo.gifLa fascia di servizi in cui Incubatec si colloca è abbastanza alta, ed è lo stesso Thomas Moroder a dirci che per un arco di tempo hanno offerto server dedicati lowcost, riscontrando numerosi problemi sia con i clienti, per la maggior parte inesperti, sia con il genere di applicazioni e traffico presenti sulle macchine. Da qui la decisione di offrire solamente server dedicati di fascia medio-alta, puntando ad un livello di maggiore qualità piuttosto che ai numeri; l’assistenza viene erogata direttamente via telefono, email e ticket, sia dal NOC presente all’interno del dc di Level3, sia dall’ufficio italiano della compagnia. Server24 è proprietaria di tutta la struttura hardware presente nei due datacenter, Thomas non ci nasconde che i costi di startup, in tal senso sono stati parecchio alti; i server dedicati vengono assemblati direttamente dalla compagnia, nell’ufficio all’interno di Level3 notiamo infatti tutto l’occorrente: l’assemblaggio avviene con pezzi standard, in modo tale da potere avere sempre una scorta di magazzino per la sostituzione in casi di guasti, oltre alla certezza delle diverse configurazioni disponibili.

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Contrariamente a quanto pensavamo la collocazione estera di Incubatec ha poco a che fare con il suo target di clienti, il 90% di essi, ci spiegano, è italiana e solo una piccolissima percentuale è tedesca; le ragioni della collocazione estera delle macchine sono quindi da ricercare altrove, per primo nei prezzi inferiori rispetto all’Italia. La connettività offerta da Level3, ci spiega Thomas non è particolarmente economica (non tanto quanto quella offerta dal dc di Global Crossing) ma la differenza sostanziale si ha nel costo dell’energia, i prezzi sono inferiori anche del 40%, una percentuale notevole per un hostingprovider; anche l’ingresso come clienti di Level3 non è semplice e soprattutto non alla portata di qualsiasi hostingprovider, vengono infatti richiesti consumi minimi in termini di banda ed energia, non sostenibili per provider di piccole dimensioni, Incubatec è riuscita ad ottenere spazio all’interno del DC anche grazie a proprie conoscenze.

La collocazione di macchine all’interno del dc di Global Crossing, che si trova nel centro della città di Monaco, è avvenuto grazie alla possibilità di ottenere diverso spazio a canoni inferiori rispetto a quelli di Level3, in previsione di una crescita futura della compagnia, nella struttura di Global Crossing infatti Incubatec ha attivi solamente pochi armadi, su un totale di una ventina già predisposti all’accoglienza di nuove macchine.

Il Datacenter di Level3: State of The Art

Il Datacenter di Level3: State of The Art

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Prima tappa della nostra visita è stato proprio il datacenter di Level3, collocato non in centro Monaco ma a circa 15min di auto dalla città, e relativamente vicino all’aereoporto di Monaco.

La storia di Level3

level3.jpgLevel3 è una delle più famose multinazionali al mondo, specializzata nell’offerta di servizi di telecomunicazioni e servizi di connettività. Fondata nel 1985, ad oggi possiede 128 datacenter in tutto il mondo, con una qualità delle strutture che la rende una delle principali scelte di gruppi mondiali come Microsoft, Google e Yahoo, oltre a raccogliere nei propri DC le infrastrutture delle più importanti organizzazioni e banche mondiali. Quotata in borsa dal 1998, la compagnia è cresciuta a dismisura in questi anni, in USA e in Europa occidentale possiede la maggior parte della propria rete, con cablaggi in fibra ottica che collegano intere città tramite link Ethernet da 10Gb o OC-192.

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I principali clienti di Level3 sono telecom carriers, università, organizzazioni e provider, la cui richiesta di banda è spesso molto alta ed erogabile solo tramite reti come quelle di Level3; i dati del 2006 parlano di un traffico di 5.1 petabytes al giorno sul network della compagnia. L’offerta di servizi secondari include VPN, servici voce, e di trasmissione video sulla rete. Negli ultimi anni Level3 ha intensificato significativamente le acquisizioni al fine di rafforzare la propria posizione, che la vede oggi tra i primi sei internet provider al mondo.

L’arrivo al datacenter di Level3

L’arrivo al datacenter di Level3

mappa3.pngPrima tappa della nostra visita: giungiamo con Thomas al DC di Level3, situato a pochi chilometri dalla città di Monaco. Il datacenter è di modeste dimensioni, Level3 ha infatti datacenter in tutta la Germania, e quello di Monaco è uno dei più piccoli, nonostante il fatto che rispetti tutti gli standard imposti dalla casa madre, per una struttura che soddisfa pienamente la definizione di “state of the art”. La costruzione della struttura, ci viene comunicato in seguito, è costata circa 70 milioni di dollari.

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Mentre attendiamo l’arrivo del countrymanager di Level3, Thomas e Marcus ci mostrano il NOC dove lavorano, all’interno del datacenter: oltre al contratto di locazione per le macchine dispongono infatti di un ufficio dal quale monitorano i servizi, assemblano il nuovo hardware o intervengono direttamente sulle macchine.

Chi entra nel dc di Level3 non può fare a meno di notare gli altissimi livelli di sicurezza, il datacenter non è presidiato, ma viene controllato direttamente da Londra dove è presente il NOC per l’intervento diretto e a Denver in America dove vengono gestiti tutti gli aspetti della sicurezza.

DSC00308.JPGL’ingresso nelle stanze avviene tramite badge elettronico e scansione delle impronte digitali, e le norme di sicurezza prevedono che le porte debbano essere chiuse entro 30 sec. dall’apertura, per evitare l’avviarsi dell’allarme. Non solo, speciali telecamere poste sul soffitto delle stanze monitorano costantemente la stanza a 360°. La scelta di esternalizzare la gestione della sicurezza è una scelta recente di Level3, fatta sia per un risparmio sui costi, sia per centralizzare la gestione dei dc da un unico NOC internazionale.

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Dopo pochi minuti arriva finalmente il Sig. Gault, country manager di Level3, l’addetto della compagnia responsabile di tutti i datacenter tedeschi di Level3. Iniziamo la visita all’interno del DC con un breve accenno alla storia di Level3 da parte di Gault e un’introduzione a quello che è il core business della compagnia, la connettività. Level3 è infatti un carrier internazionale, ed è lo stesso country manager a ricordarci che tra i suoi clienti vi sono molte multinazionali, i cui consumi ed esigenze trovano piena soddisfazione solamente presso compagnie di questo calibro. Level3 è la scelta di molte compagnie anche in virtù della qualità della connettività offerta, fattore che rende anche più cara la colocation all’interno dei suoi datacenter.

Difficile trovare all’interno dei dc di Level3 piccole compagnie di webhosting, o clienti privati, la compagnia affitta infatti ampi spazi e cages e non singoli armadi come avviene invece in altre strutture; i clienti di Level3 a Monaco sono per lo più europei, istituzioni e banche si affidano alla compagnia, ma anche grandi compagnie di telecomunicazioni. Quando chiedo a Gault se ci siano clienti italiani all’interno del dc, ricevo risposta negativa, il mercato italiano, ci dice, è abbastanza piccolo e soprattutto nel nostro paese non è così presente il target di clientela di Level3.

Level3 dedica molti dei suoi investimenti alla posa dei cavi in fibra che garantiscono i collegamenti per i suoi datacenter e costituiscono il punto di forza della sua rete internazionale; il datacenter di Monaco ha una ampiezza di banda pari a 40Gbps, quantitativo in espansione e attualmente completamente utilizzato dai clienti ospitati.

Finisce l’introduzione al dc, arriva il momento di entrare nella prima sala del datacenter. Prima dell’ingresso è obbligatorio coprire le scarpe con dei sacchetti di plastica forniti all’ingresso delle stanze.

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L’ingresso nelle sale Level3

L’ingresso nelle sale Level3

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Lo spazio che troviamo di fronte a noi, appena entrati, ci dice Gault, è stato appena affittato da una grande compagnia, si tratta di un ampio spazio, di cui solo una parte in formato cage; più avanti sapremo che l’acquirente dovrebbe essere molto probabilmente Google, la compagnia infatti, già cliente di Level3, sta espandendo la propria presenza sul suolo tedesco.

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Sulla nostra sinistra notiamo subito gli armadi contenenti sia i server di alcuni clienti, sia gli apparati di rete come router e switch. Gli armadi utilizzati all’interno del dc vengono progettati e disegnati direttamente da Level3, all’interno del dc di Monaco è presente anche un piccolo studio ospitante alcuni progettisti e designer della compagnia.

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Come si può notare dalle foto il cablaggio avviene secondo precisi criteri; le canaline gialle che vediamo sul soffitto sono i cavi in fibra della connettività, si può notare infatti come la struttura delle canaline raggiunga ogni armadio dall’alto.

Sempre in alto possiamo notare la presenza dei condotti di ariazione, mentre, ci spiega Gault, per una questione di sicurezza i cavi dell’energia elettrica sono posizionati sotto il pavimento, in uno spazio dedicato di circa 80cm. Bisogna inoltre ricordare che il datacenter è protetto da un sistema antincendio che garantisce estinzione di eventuali incendi in pochi minuti. In passato ci sono stati casi in cui il sistema è entrato in funzione, Thomas ci spiega che il tutto è stato risolto in poco tempo, grazie anche alla prontezza della sicurezza che ha condotto in pochi minuti i vigili del fuoco sul posto.

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L’energia elettrica del DC giunge all’interno dell’edificio da quatttro diversi punti, dislocati nei quattro angoli dell’edificio; l’impianto energetico è un aspetto a cui Level3 dedica molta attenzione in ogni suo datacenter, come è giusto che sia per una struttura che ha nella banda e nell’energia le sue principali risorse.

Visitiamo brevemente anche lo spazio riservato ad Incubatec all’interno del datacenter, si trova sempre collocato nella sala principale e l’ingresso è protetto da un sistema di controllo. All’interno Marcus e Thomas ci mostrano la loro infrastruttura, e i server ospitati. Qui a Level3 la società ospita infatti la maggior parte delle macchine dei propri clienti, con un collegamento diretto all’altro datacenter per garantire backup e servizi di clustering geografico. Quest’ultimo collegamento ha ampiezza massima di 1 Gbit/s, tuttavia in caso di necessità Level3 riesce ad ampliare fino a 10gbit/s la banda passante, senza tener conto che, sempre su richiesta, questa può essere portata anche a 100gbit/s. La banda acquistata da Level3 per quanto riguarda invece la colocation delle macchine all’interno del DC è pari a 2 Gbit/s, espandibile anch’essa su richiesta. Thomas ci dice che attualmente il taglio acquistato è sufficiente anche per affrontare eventuali Ddos.

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Lo spazio all’interno viene sorvegliato da Incubatec attraverso un sistema di videocamere che consente allo staff di monitorare in qualsiasi momento la situazione. La compagnia è inoltre riuscita ad automatizzare la gestione delle macchine, garantendo ai clienti la possibilità di accedere ad esse da remoto anche qualora non si avvii il sistema operativo, tramite una distribuzione minimale Linux creata direttamente da Incubatec. Thomas ci mostra il suo funzionamento direttamente all’interno del NOC del DC, insieme agli altri tool che permettono allo staff di ricevere notifiche istantanee di eventuali problemi alla connettività o alle macchine ospitate.

Merita un discorso a parte la connettività del datacenter di Level3, come detto già precedentemente la società è famosa per la fornitura di un servizio eccellente in questo campo, e proprio grazie agli standard altissimi utilizzati può permettersi di ospitare clienti del livello di Google e Microsoft.

Mentre Gault ci mostra i cabinet e le sale contenenti gli apparati di rete, ci spiega che all’interno del dc vengono utilizzati sia prodotti Cisco sia prodotti Juniper Networks. Tutti gli apparati che vediamo sono estremamente recenti, la politica di Level3 infatti impone l’acquisto delle nuove versioni di ogni apparato non appena queste vengono rilasciate dalla casa produttrice.

Il datacenter ad oggi ha un’ampiezza di banda pari a 40gbit/s, è tuttavia auspicabile che venga aumentata a breve, visto l’entrata di nuovi clienti del calibro di Google. La connettività viene fornita logicamente attraverso la rete di Level3, tuttavia il dc fornisce anche connettività tramite i carriers Colt, Interoute, T-com, Versatel e M”Net.

Tra le strutture dedicate alla connettività non si può far a meno di notare anche i noti prodotti di Infinera, dedicati in parte alla “bandwith virtualization”. Gli apparecchi utilizzati all’interno della compagnia sono “ridondati nel brand”, Level3 utilizza per la propria rete sia prodotti Cisco, sia prodotto Juniper Networks, questo, ci spiega Gault, per garantire sia una “scelta” nelle tecnologie, sia una ridondanza all’interno delle strutture. Gli apparecchi di rete sono tra i più costosi, Level3 li aggiorna con regolarità, all’uscita di ogni nuova versione le apparecchiature vengono immediatamente sostituite.

La maggior parte degli apparati è destinato alla gestione della connettività in fibra ottica entrante nella struttura, mentre rimane divisa, anche localmente, la gestione della rete interna al datacenter, per cui i router e l’infrastruttura che servono poi direttamente i racks nelle sale.

Di seguito le foto delle apparecchiature di rete all’interno del DC:

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Backup e sistema di raffreddamento

Backup e sistema di raffreddamento

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Continuiamo il nostro tour all’interno del DC per arrivare a parlare del sistema di backup energetico offerto da Level3: il sistema prevede una serie di batterie, collocate in una stanza dedicata, che hanno il compito di “sostenere” il consumo del DC in caso di blackout, la loro durata è abbastanza limitata, si parla di quasi un’ora, il loro primario infatti è quello di consentire l’entrata in funzione del motore diesel esterno al DC.

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Quest’ultimo è situato all’esterno del DC, riesce ad avviarsi in circa 30 secondi, garantendo le operazioni del dc al 100% per 24 ore continue; accanto all’edificio che ospita il motore diesel visitiamo anche la stanza dove è collocato lo “storage fuel” ovvero il gasolio necessario per il funzionamento del motore, nel momento in cui guardiamo le lancette delle cisterne leggiamo circa 20.000 litri di gasolio, Gault ci spiega infatti che questo viene sempre posto in quantità anche superiore all’eventuale necessità del motore diesel, in modo tale da poter affrontare anche periodi di blackout anche abbastanza lunghi.

Tutta la parte di backup viene periodicamente sottoposta a test e controlli, in particolare il motore diesel viene testato ogni mese.

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Infine passiamo alla parte di “cooling system” ovvero il sistema che garantisce il raffreddamento all’interno del datacenter: collocati sul tetto sono presenti 3 “air-cooled package chillers” con ridondanza garantita N+1. Nel momento in cui visitiamo il dc uno dei chiller è in manutenzione, tuttavia viene garantito ugualmente, anche in questi casi, il 100% di funzionalità del sistema di raffreddamento, grazie alla ridondanza adottata.

Concludiamo il nostro tour all’interno della struttura di Level3 con qualche dato significativo dell’espansione di questa compagnia, il dc visitato è uno dei più piccoli della compagnia, soprattutto in USA sono presenti dc Level3 di dimensioni molto superiori; in questi la costruzione è stata fortemente accellerata, basti considerare che oggi sono presenti nel mondo ben 128 DC targati Level3 e la compagnia ha intenzione di costruirne altri a breve termine, oltre all’acquisizione di alcune strutture già presenti.

Fine del primo giorno di visita, ci prepariamo al secondo e ultimo giorno.

Global Crossing: il datacenter “cittadino” di Monaco

Global Crossing: il datacenter “cittadino” di Monaco

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Il nostro tour prosegue all’interno di un altro datacenter, collocato nel centro della città di Monaco, in un palazzo appositamente adattato per la sua collocazione. Si tratta di un datacenter non alla pari di quello di Level3, è tuttavia una buona scelta in virtù dei prezzi inferiori, sia per la banda per l’energia.

Questi motivi hanno spinto Incubatec a scegliere di acquistare uno spazio anche all’interno di questo dc, spazio tra l’altro più ampio rispetto all’altro DC, e destinato all’espansione della società in futuro. Anche in questo caso troviamo diversi operatori all’interno del DC, si tratta sia di compagnie di telecomunicazioni sia di clienti privati, e anche in questo caso sappiamo che Google ha acquistato un grande spazio, anche per questo motivo sembra sia impossibile visitare il terzo piano del datacenter, attualmente “off-limits”. Il datacenter di Global Crossing attualmente dovrebbe essere anche nelle mire di Level3 che potrebbe acquisire la struttura.

Storia di Global Crossing

globalcrossing_logo.jpgLa compagnia viene fondata nel 1997 da Gary Winnick e altri tre soci e da subito conosce una buona crescita; la compagnia cresce ed arriva a completare nel 2001 la propria rete, estesa in 4 continenti, 27 paesi e oltre 200 città. I servizi di Global Crossing sono quelli tipici di una compagnia di telecomunicazioni, negli USA la compagnia ha avviato anche un proprio servizio di rete telefonica. La pubblicizzazione del marchio è avvenuta in passato soprattutto con la sponsorizzazione del Nascar americano e con investimenti sul territorio americano.

La situazione economica della compagnia è però andando peggiorando negli anni fino a giungere alla bancarotta nel 2002, con un ammontare di debiti pari a 12 miliardi di dollari, il settimo più grande fallimento nella storia americana.

La compagnia non ha tuttavia chiuso i battenti, ma è stata quasi totalmente acquisita da http://en.wikipedia.org/wiki/Hutchison_Whampoa Hutchison Whampoa e da Singapore Technologies Telemedia.

Ad oggi la compagnia ha ripreso regolarmente le proprie attività, fornendo servizi a livello enterprise attraverso la sua rete mondiale, e con clienti principalmente in Europa e America, due anni fa la compagnia ha potenziato la propria rete nel vecchio continente, aprendo uffici anche in Italia.

Il Datacenter di Global Crossing

Il Datacenter di Global Crossing

Il Datacenter di Global Crossing è posto al centro della città di Monaco, nei pressi della stazione ferroviaria, ed è stato allestito all’interno di un edificio del centro riadattato per ospitare la struttura: è chiaramente identificabile la parte di edificio (3 piani complessivamente) dedicati a Global Crossing, le pareti esterne sono state infatti “chiuse” con l’eliminazione di qualsiasi finestra o apertura all’esterno.

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Si tratta di un dettaglio che Incubatec ci ha fatto notare da subito sia qui, sia nel datacenter di Level3, gli edifici sono solitamente completamente “isolati” dal mondo esterno, per impedire qualsiasi intrusione o problema, per questo motivo le sale contenenti le macchine e le apparecchiature sono prive di qualsiasi finestra o vetrata, anche ai piani superiori.

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Come detto la visita al datacenter di Global Crossing non è stata completa, l’edificio infatti attualmente ha un intero piano dedicato ad unico cliente, Google, che proprio poche settimane prima della nostra visita ha iniziato a portare i suoi server all’interno del datacenter; la struttura copre in totale una superficie di 3500 mq dedicati interamente alle attività di datacenter.

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Vista la collocazione nel centro cittadino di Monaco, è stato per noi curioso notare come nel sottorraneo sia presente un vero e proprio “garage”, con piattaforma rotante, utilizzato sia per il centro commerciale annesso all’edificio, sia per l’arrivo di grossi tir contenenti rack e server, come è avvenuto proprio di recente per il trasferimento di Google.

Differentemente da quanto abbiamo visto per il dc Level3, all’interno di questa struttura le norme di sicurezza prevedono un ingresso nelle sale tramite badge elettronico, e al contempo una protezione degli accessi simile a quella di Level3, l’apertura di nuove porte nei corridoi avviene solamente una volta che tutte le altre risultano chiuse correttamente.

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Tra i clienti di Global Crossing ci sono soprattutto compagnie di telecomunicazioni, providers e clienti di tipologia business e privata; nel nostro tour all’interno delle sale abbiamo potuto notare la presenza di numerosi rack indicanti il nome di compagnie telefoniche o operatori di servizi di comunicazione.

La scelta di una collocazione come quella offerta da Global Crossing avviene in virtù di prezzi inferiori, soprattutto per la connettività, oltre a una scelta di carriers molto vasta: Tiscali, KPN, Global Crossing, Deutsche Telekom, Telecom Austria, Colt, Lambdanet, Link, Telia-Sonera.

Presente anche un collegamento con i maggiori internet exchange europei, tra cui il DeCIX (il più importante in Germania), SWISS-IX, N-IX, AMSIX ed il VIX (internet exchange viennese, utilizzato soprattutto per il traffico verso i nuovi stati membri europei e per il collegamento con l’internet exchange di Bratislava).

Server24 attualmente utilizza all’interno della struttura tre diversi carriers: KPN, Global Crossing e IPX, la struttura della compagnia è inoltre collegata direttamente con il datacenter di Level3 tramite una connessione in fibra con capacità di 1Gb/s.

Backup energetico

Sul fronte del backup energetico anche in questo datacenter sono presenti batterie utilizzate per l’avvio nel frattempo dei motori diesel, non abbiamo però potuto visitare e conoscere tutti i dettagli della struttura dato lo stato di “lavori in corso” che incombeva sulla struttra. Sembra inoltre che Global Crossing abbia ceduto la gestione del datacenter a Level3, una voce confermataci “in diretta” dal country manager di Level3, ma ancora oggi non supportata da un comunicato ufficiale.

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Conclusioni

Conclusioni

Il viaggio a Monaco è stato per HostingTalk.it un’ottima opportunità per tastare con mano le tecnologie di uno dei paesi Europei e mondiali più sviluppati sul fronte dello sviluppo di soluzioni e datacenter: inutile negare che molto spesso la Germania è la scelta finale anche per molti Italiani ed Europei che trovano soluzioni con un costo inferiore. Nel nostro caso non abbiamo potuto dare conferma di ciò, la struttura di Level3 non ha infatti un target di clientela “privato”, i costi sono per cui orientati a servizi professionali, nei quali i clienti esigono il massimo della qualità, a livello di infrastruttura, servizio e soprattutto connettività, non a caso abbiamo detto che la collocazione delle macchine in Level3 richiede un quantitativo minimo cospicuo di traffico e un investimento notevole per essere ospitati in una delle più importanti compagnie del mondo.

Da questo punto di vista il datacenter di Global Crossing è leggermente inferiore, gli standard dell’azienda sono meno rigidi e la connettività, fornita da diversi carriers, lo rende più un datacenter adatto a clienti più piccoli o alla ricerca di una soluzione intermedia fra qualità e costo.

Siamo in ogni caso molto distanti dalle soluzione “lowcost” a cui spesso viene associata la Germania, i costi sono sicuramente inferiori, ma le strutture presenti sul territorio forniscono una qualità differente a seconda delle scelte. Abbiamo riscontrato un’effettiva qualità “State of the art” solamente nel datacenter di Level3, per il quale possiamo dire che poche strutture italiane forse riescono ad avvicinarsi, nel caso di Global Crossing la qualità si abbassa notevolmente e sul territorio italiano non si fatica a trovare strutture alla pari o di superiore livello.

Contrariamente a quanto avviene nel nostro paese la gestione delle server farm sembra avvenire differentemente, in entrambi casi abbiamo visto un approccio “remoto” nell’assistenza, per cui poco personale fisico presente all’interno delle strutture e un buon uso di processi automatizzati per la gestione dei problemi e l’erogazione dell’assistenza. Sul fronte dell’assistenza e dell’organizzazione interna l’Italia ci sembra leggermente superiore, ma dobbiamo anche tener conto del fatto che le strutture visitate raramente accolgono “piccoli clienti”, e hanno quindi una minore richiesta da questo punto di vista.

Incubatec, l’azienda che ci ha ospitato e “aperto le porte” di queste due strutture, ha deciso di collocare le proprie macchine sul territorio tedesco ma ha anche privilegiato una clientela italiana, con un rapporto che vede oltre il 90% di clienti in Italia, e solo una minima parte oltre confine. In questi ultimi anni sono diverse le compagnie che hanno deciso di spostare in Germania i propri server, tuttavia questa tendenza ha avuto un forte calo negli ultimi mesi, molte compagnie hanno fatto ritorno in Italia, sia per un maggior livello nel servizio sia per la richiesta stessa dei clienti, che spesso richiedono connettività e collocazione sul suolo italiano.

Tornando ai datacenter visitati bisogna dire che Level3 è un ottimo esempio di azienda leader nel settore, ma poco adatta ad ospitare hosting providers di piccole dimensioni, o in ogni caso con un consumo di banda al di sotto di certi livelli: bisogna ricordare che il business della compagnia è proprio nella connettività e nell’offerta di un’altissima qualità in questo ambito, si incontrano perciò clienti con esigenze mirate per quanto riguarda latenza e bontà delle connessioni, oltre alla possibilità di un alto livello di personalizzabilità dei servizi. Il datacenter di Global Crossing può essere invece una buona soluzione per piccoli hosting providers, anche se di inferiore qualità.